mercoledì, 01 luglio 2009, ore 07:15

"Sisifo, proletario degli dei, impotente e ribelle, conosce tutta l'estensione della sua miserevole condizione: è a questa che pensa durante la discesa. La perspicacia, che doveva costituire il suo tormento, consuma, nello stesso istante, la sua vittoria. Non esiste un destino che non possa essere superato dal disprezzo."

Albert Camus
namroN
venerdì, 05 giugno 2009, ore 23:19

Norman "Sétamùr" Baiocchi - voce recitante, pianoforte
Valentina Mili - voce recitante
Mike "minimum" Marchionni - synth, electronics
Carlo "Desaund" Fabbrini - chitarra elettrica, e-bow



 
namroN
lunedì, 01 giugno 2009, ore 09:04

"Se amate senza suscitare amore, vale a dire, se il vostro amore non produce amore, se attraverso l'espressione di vita di persona amante voi non diventate una persona amata, allora il vostro amore è impotente, è sfortunato.".

 

Eric Fromm
namroN
martedì, 19 maggio 2009, ore 15:31

Avete saputo di Edward?
Dietro la testa aveva un’altra faccia
Era di una donna o di una ragazza?
Dicevano che senza quella sarebbe morto
Ecco perché il destino del povero Edward era segnato

La faccia poteva ridere
Era il suo gemello diabolico
E di notte gli parlava
Di cose che si raccontano solo all’inferno
Era impossibile separarli
Incatenati a vita com’erano

Ma anche per lui suonò infine la campana
Prese una suite d’albergo
E s’impiccò insieme a lei all’inferriata del balcone
Qualcuno pensa che in questo modo se ne liberò
Ma io la conoscevo bene
E dico che fu lei a spingerlo al suicidio
Per portarsi il povero Edward all’inferno.




namroN
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martedì, 12 maggio 2009, ore 23:01

Ditemi qualcosa di più

vorrei avere, per favore, notizie di me

datemi un indizio in più

qualcosa che mi aiuti a capire

che fine ho fatto,

che cosa mi è successo di nuovo

che cosa faccio, dove mi trovo

 

Io non esisto, io sono il vuoto

sono quello tagliato via nella foto

io sono il margine, sono la sponda

io sono quello che resta all’ombra

io sono il mai, io sono il senza

io sono l’inesistenza

io sono il buio, non ci sono e non c’ero

io sono la dissolvenza al nero

 

Ditemi qualcosa di più

qualcosa che mi aiuti a capire

datemi un indizio in più

vorrei sapere

che fine ho fatto,

che cosa mi è successo di nuovo

che cosa faccio, dove mi trovo

chissà che faccia ho adesso

che cosa mi è successo

 

Io non esisto, io sono il vuoto

sono quello tagliato via nella foto

io sono il margine, sono la sponda

io sono quello che resta all’ombra

io sono il mai, io sono il senza

io sono l’inesistenza

io sono il buio, non ci sono e non c’ero

io sono la dissolvenza al nero

 

Io sono niente, sono il non vivo

io sono il punto interrogativo

sono lo zero, sono il cancellato

io sono il bambino mai nato

sono il mancante, sono l’assenza

sono l’eroe della desistenza

io sono il no, sono il disperso

sono il filo interrotto del discorso

 

Io sono il nulla, io sono il vuoto

sono quello che manca nella foto

io sono il forse, io sono il mai

io sono ciò che non ricorderai

io sono fumo, io sono aria

io sono il buco di memoria

io sono il non so il presente negato

io sono quello che non c’è mai stato

 

Io sono quello di cui non si chiede

io sono quello che non si vede

sono la fuga, il cammino perduto

io sono il disertore ignoto

sono il refuso, la latitanza

la distrazione, la dimenticanza

sono il dilemma, sono il non saprei

io sono quello che non c’è mai

 

Io sono il nulla, io sono il vuoto

io sono quello che non viene in foto.


Giorgio Canali

 

black

namroN
mercoledì, 06 maggio 2009, ore 07:19

namroN
venerdì, 01 maggio 2009, ore 10:13

"Aspetta chi è aspettato che sia conclusa l'attesa di chi attende. Non sono strutturato in modo di poter reggere per molto tempo ancora."

Giovanni Lindo Ferretti
namroN
sabato, 25 aprile 2009, ore 11:26

namroN
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mercoledì, 15 aprile 2009, ore 15:15

namroN
mercoledì, 01 aprile 2009, ore 14:14

Quando ami una persona ami anche la sua libertà. E sai che il suo cuore non puoi sedurlo trafiggendolo.

Jacopo Fo
namroN
giovedì, 26 marzo 2009, ore 17:38

Un buon periodo per cambiare
Guarda la fortuna che ho avuto
Farebbe diventare cattivo un uomo buono

Allora, ti prego,
Lasciami..
Lasciami avere quello che voglio
Questa volta

È tanto tempo che non faccio un sogno
Guarda la vita che ho avuto
Farebbe diventare cattivo un uomo buono

Perciò, per una volta nella vita
Lasciami avere quello che voglio
Dio sa che sarebbe la prima volta
Dio sa che sarebbe la prima volta

namroN
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giovedì, 12 marzo 2009, ore 07:20

Mai più
namroN
domenica, 01 marzo 2009, ore 08:07

"Se l'amore non può essere condiviso che io sia quello che ama di più."

Wystan Hugh Auden
namroN
sabato, 21 febbraio 2009, ore 08:35

danza delle mani
namroN
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mercoledì, 18 febbraio 2009, ore 17:28

-       Si può quindi insegnare a vivere? È possibile imparare a vivere al di fuori del dolore dell’esperienza? Si può accettare e affermare la vita? In particolare oggi, quando è così di moda maledire?

Il professore annuì con entusiasmo.

-       Imparare a vivere è innanzitutto imparare ad amare la vita, che vuol dire amare e basta. Aprite le finestre, il cielo, gli oceani: l’amore entrerà a fiotti. Poi, ben imbevuti d’amore, bisogna imparare non a morire ma a non morire. E non morire è proprio trasmettere la propria vita nel compiere l’opera e la visione che se ne è avuta.

-       Quale visione?

-       Lascerò la risposta a Baudelaire: “È dunque con la poesia e attraverso la poesia, con la musica e attraverso la musica, che l’anima intravede gli splendori situati dietro la tomba”. Baudelaire crede che le lacrime che versiamo scoprendo il Bello rivelino la nostra natura esiliata nell’imperfezione mentre vorrebbe affermare subito, qui sulla terra, il paradiso che le viene rivelato. Mi capisce?

-       Sì. Ho sempre creduto al paradiso da trovare, al paradiso in terra.

-       Brava! Facciamo una scommessa. Se non troviamo altro senso alla nostra vita, questo interludio tra il vuoto precedente, quando non eravamo ancora sulla terra, e il vuoto futuro, quando saremo scomparsi, ci resta pur sempre da credere di poter sapere creare, in questo istante miracoloso e misterioso della nostra presenza, un paradiso. Entriamo in competizione con l’Eden originario.

-       Ci sto! – dissi con slancio, ridendo.

 

Decisamente, il sosia di Pierre Barbizet m’incantava: serio e insieme faceto, leggero e grave. “Ci vogliono molti anni per diventare giovani” diceva Picasso.

-       Ha la chiave di questo paradiso? – ripresi.

-       L’abbiamo tutti: si crea nel preciso istante in cui due esseri s’incontrano nel medesimo slancio di generosità reciproca. Ma l’incontro deve avvenire nella condizione ideale di libertà totale di ognuno, e l’uomo è davvero libero solo quando crea. È lì che Dio si nasconde.

-       Capisco: la vita trova senso nel paradiso dell’opera e l’opera trova senso nella sua trasmissione viva e vitale. È così?

-       Sì. Credere nella vita è credere nella sua potenza e per penetrarvi dobbiamo liberarci da ogni superstizione, dalla tragedia del voler essere amati, riconosciuti, applauditi a ogni costo… che ci porta a odiare. La potenza della vita è lo slancio verso l’altro, la capacità di amarlo e ammirarlo senza voler esercitare nessun tipo di potere su di lui, nel rispetto assoluto della sua libertà. Vede, si torna al rapporto tra maestro e discepolo. Ciò che può corrompere questo rapporto essenziale è proprio il bisogno di celebrazione, di applausi, il desiderio di sminuire l’altro per tenerlo sotto la propria ala. Quando solo la potenza della vita è all’opera – la potenza e non il potere – allora siamo liberi, come gli uccelli nel cielo o i pesci nel mare. Per questo, né la musica, né la pittura o la scrittura, né nessun altra arte può avere un fine in se stessa, perché la vita non è qualcosa di personale.

 

Aggrottai la fronte. C’era qualcosa che mi sfuggiva nel rapporto tra la finalità dell’arte e la vita. Glielo dissi.

-       Se l’espressione artistica è una celebrazione della vita, in  un movimento assolutamente libero – mi spiegò con voce pacata – allora l’artista accetta di dissolversi in essa. Per dirla prosaicamente: nessuna arte può essere utilizzata per fini di gloria o vanità personali. La creazione è più grande del suo creatore, lo sovrasta, lo assorbe. Ecco perché bisogna resistere alla tentazione, sdegnare la celebrità per celebrare soltanto la vita.

-       Creare, interpretare, significa innanzitutto imparare ad essere liberi?

-       Sì. È la grande lezione degli artisti, degli eroi e dei santi. Ma non basta essere liberi, non è un fine in se stesso. Bisogna essere liberi di imparare il grande alfabeto della creazione, per scrivere, qui e ora, il paradiso. Allora ogni scritto diventa, inevitabilmente, una lettera d’amore. “Quando scrivo, ti amo” dice Auden. Di fatto, bisogna spingere il concetto ancora oltre: si dovrebbe morire solo per amore, e non di una morte tragica; bisognerebbe creare solo per superare questa morte e smettere di creare solo nella morte. 


Hélène Grimaud        

 

namroN
domenica, 01 febbraio 2009, ore 10:11

"Vivere fino all'ultimo con coerenza il proprio straordinario destino significò, nel momento estremo, disattenderlo"

Kawabata Yasunari
namroN
domenica, 18 gennaio 2009, ore 15:21

BANNERmsRoma 14/02/09 @ INIT Club, via DELLA STAZIONE TUSCOLANA 133

Direzione artistica: Andrea Allulli, Andrea Chimenti e Norman Baiocchi (Liberal Carme)

Il 14 febbraio l' INIT CLUB di ROMA (via della STAZIONE TUSCOLANA, 133) ospiterà, a partire dalle ore 21:00, un concerto che vedrà sul palco tanti musicisti italiani uniti da un obiettivo comune: la lotta alla DISTONIA FOCALE e in particolar modo a quella forma di malattia che colpisce prevalentemente i musicisti impedendo loro di suonare. Sul palco si esibiranno ANDREA CHIMENTI, NICOLA ALESINI, IG (GIANNI MAROCCOLO e IVANA GATTI), CLAUDIO TOSI BAND, MAMMOOTH, LIBERAL CARME, MASSIMO DEL PAPA, il quale si esibirà in un reading di 3 poesie musicate, e MIRO SASSOLINI. Quest'ultimo parteciperà mettendo all'asta una raccolta di disegni da lui realizzati, dal titolo ‘LA MAREA DISTANTE’, il cui ricavato si aggiungerà all’incasso e sarà destinato a sostenere chi ha bisogno di cure contro la distonia focale. Direttori artistici dell’evento, ideato e organizzato da SIMONA ARIANNA VALERI, sono i musicisti ANDREA CHIMENTI, NORMAN BAIOCCHI (LIBERAL CARME) ed ANDREA ALLULLI (CLAUDIO TOSI BAND). A presentare la serata sarà MASSIMO DEL PAPA, giornalista del mensile di musica ‘IL MUCCHIO’, partner ufficiale dell’ iniziativa.
Pochi in ITALIA, medici compresi, sanno che cos’è e come si può curare la distonia focale del musicista, tanto che solo per arrivare alla diagnosi possono volerci anni. Negli ospedali pubblici italiani viene praticata quasi esclusivamente la terapia a base di iniezioni di botulino, che viene rimborsata dal SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, ma che in molti casi si è rivelata insufficiente. Chi vuole rivolgersi all’altro tipo di terapia esistente, più mirata alla riabilitazione neurologica che all’azione diretta sull’arto, deve andare all’estero, per lo più in cliniche SPAGNOLE o FRANCESI, oppure in una delle pochissime cliniche private che in Italia applicano la terapia riabilitativa, pagando però tutto di tasca propria. Tanti, perché non informati su questa possibilità o perché non possono permettersi di pagare cure private e frequenti viaggi all’estero, rinunciano. Così l' ITALIA perde molti validi musicisti.
Il disturbo, di origine neurologica, attacca prevalentemente le dita causando rigidità, indebolimento e movimenti non coordinati (cioè distonici) rendendo impossibile suonare in maniera corretta. Ad essere i più colpiti sono i chitarristi ed i pianisti, ma non mancano casi di malattia tra batteristi (che la malattia colpisce anche al piede), flautisti e, in generale, tutti coloro che per suonare compiono con gli arti, per ore e ore, movimenti ripetitivi.
“Cominciai ad avere i primi problemi nel 1994 – racconta GIULIANO D' AIUTO, che dopo anni di cure all’estero è praticamente guarito dalla distonia focale ed è tornato a suonare e insegnare la chitarra – all’inizio non ci feci quasi caso ma con il tempo le difficoltà aumentavano: le dita della mano destra erano sempre più difficili da utilizzare. Ad un certo punto non studiavo più la musica, né la chitarra, studiavo solo come eliminare quel difetto e lo facevo attraverso lunghe sedute di tecnica e ripetendo senza posa quattro brani che a quel punto erano diventati la cosa più importante del mondo. Fino al giorno in cui mi risultò assolutamente impossibile eseguire una semplice scala di do maggiore”.
Non si tratta di una storia isolata. Chi ne viene colpito è indotto infatti a pensare che i movimenti anomali che chissà per quali ragioni sono comparsi possano essere eliminati affinando ed aumentando di quantità gli esercizi tecnici che di solito fa. È l’inizio della fine, poiché il tal modo non si fa che peggiorare la situazione. Tratto caratteristico di tutti i pazienti è l’aver sottoposto le mani ad enormi carichi di lavoro o aver esasperato la ricerca di prestazioni tecniche. La distonia focale è infatti una difesa del cervello di fronte al ripetersi infinito degli stessi movimenti. Ad un certo punto di saturazione il cervello manda in tilt i collegamenti fra lui ed i muscoli che sovrintendono ai movimenti delle dita, provocando così tutta una serie di anomalie muscolari che rendono di fatto le dita ingestibili. Questa situazione è accompagnata da una progressiva perdita di forza e di controllo: è la fine.
“Se si vuole guarire – spiega sempre D' AIUTO – è necessario ‘rieducare’ il cervello. Bisogna convincerlo ad accettare nuovi movimenti che non vuole fare (che poi sarebbero quelli corretti). È una lotta durissima, che può durare anni; la guarigione non progredisce in maniera lineare, ma c’è tutto un susseguirsi di miglioramenti e ricadute. Dal punto di vista psicologico è molto difficile accettare l' iter della terapia, alcuni abbandonano anche (la terapia) convinti che non sia possibile tornare a suonare. Per questo è importante far sapere che con cure adeguate e, soprattutto, con una rivisitazione degli stili esecutivi e di studio, invece, la via d’uscita c’ è”
TONI DISTONICI mira a trasmettere proprio questo messaggio di speranza e, allo stesso tempo, vuole richiamare l’attenzione della classe medica italiana, che di questa malattia si occupa pochissimo, sia sul problema che sulla possibilità di praticare terapie che fino ad oggi sono state quasi ignorare in ITALIA ma che stanno dando all’estero buoni risultati.
“Non credevo di trovare così tanta solidarietà intorno a una malattia così poco conosciuta – commenta SIMONA ARIANNA VALERI, ideatrice dell’evento - Visto il grande successo che TONI DISTONICI sta riscuotendo è certo che a questa prima serata ne seguiranno altre in giro per l' ITALIA”.


TONI DISTONICI
http://www.myspace.com/tonidistonici
tonidistonici@yahoo.it


Ideazione e Organizzazione a cura di:
SIMONA ARIANNA VALERI
Tel: 340.9650792 E-mail: simona.valeri@tiscali.it

Ufficio stampa a cura di:
BIC COMUNICAZIONI- ILARIA CIANCALEONI BARTOLI
Tel: 06. 96524588
Tel: 331.4120469
E-mail: bic.comunicazione@fastwebnet.it


TONI DISTONICI è ospitato da

INIT CLUB
ROMA, via della STAZIONE TUSCOLANA 133
Tel: 06.97277724

Loghino
namroN
sabato, 17 gennaio 2009, ore 09:47

In ordine alfabetico

° Altertango - Altertango
° Paolo Benvegnù - Le labbra
° Bohren und Der Club of Gore - Dolores
° Coldplay - Viva la vida
° Einsturzende Neubauten - Jewels
° Fennesz - Black sea
° Gregor Samsa - Rest
° Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
° Nico Muhly - Mothertongue
° My Brightest Diamond - A thousand shark's teeth
° Portishead - Third
° Rökkurró - Það kólnar í kvöld...
° Sigur Ros -
Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust
° Sunn O))) - Domkirke
° The Last Shadow Puppets - The age of the understatement

namroN
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categoria : 126 best of 2008
venerdì, 09 gennaio 2009, ore 06:57

namroN
venerdì, 02 gennaio 2009, ore 16:49

"Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma pu ò anche darsi che tutto succeda simultaneamente, [...] Per questo mia nonna Clara scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo."

Isabel Allende
namroN

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