“Se le canzoni fossero frasi di una conversazione la situazione sarebbe interessante” Nick Drake
Delpiccolobambinobuono ne aveva le palle piene! Da tanto, troppo tempo. Delpiccolobambinobuono ne aveva piene le palle di tutta quella notte che da tanto, troppo tempo non lo lasciava più.
La cera stava da poco cambiando stato, e anche lui avrebbe voluto farlo, ma si sa: ogni volta che scappi, non sai dove e, a volte, nemmeno da cosa. Delpiccolobambinobuono aveva dunque rinunciato alla fuga ed anche alla lotta perché si sa: il Totem è invincibile, puoi solo assecondarlo. Delpiccolobambinobuono, lui, con i suoi 60 kg scarsi di passato addosso, con quegli occhi dolcincazzati, con la sua lingua morbitagliente e con quell’avanguardismo retrò, aveva trovato rifugio e risposte in ciò che la vita è una metafora di tutto: la Musica. E con essa diceva tutto, viveva tutto. E per questo che aveva smesso di parlare. Il motivo? Chissà: forse per quello schiaffo schivato da bambino a causa di un’imprecazione “Non si bestemmia, porcoddio!!!” Ei redarguì; (ma vaffanculo!). O forse perché, all’asilo, l’essere costretti a disegnare tutte quelle merdosissime casette, sempre le stesse: con il fumo che esce dal comignolo, il laghetto, la stradina e le montagne intorno fu un attacco fin troppo feroce e gratuito alla fantasia di chi ancora ne ha. Tant’è.
Pellediluna trotterellava nei pressi della pineta e, ogni qualvolta le si parava davanti una pozzanghera, ci saltava dentro, con tutti e due i piedi, scalzi! Si lasciava abbracciare dal suo maglione preferito, quello verde, leggermente infeltrito, mentre un paio di jeans blu-sdrucito le accarezzava le gambe vivaci da cerbiatta. I capelli erano orchestrati, come al solito, dall’inseparabile fermaglio a farfalla. Ogni tanto si arrestava: voltava lo sguardo di scatto verso l’alto, dietro di sé e, strizzando l’occhio, faceva nascondere un uccellino dietro la sua ala. Pellediluna era in grado di giocare con qualsiasi cosa, di commuoversi per una crepa nel muro, ne sentiva il dolore, come sentiva la gioia dei risvegli primaverili. Vide, in prossimità dell’angolo della strada, ”la pozza del giorno!” Ci prese addirittura la rincorsa, spiccò un salto, pensando a Fiona May, e… SPLASH!!! Questo provocò a Delpiccolobambinobuono un effetto-Firenze’66 gradito come un riccio nelle mutande! “TU MO… (rissi! Avrebbe voluto urlarle. Ma, sollevando gli occhi, si trovò davanti due iridi così nere, ma così nere, da farne un tutt’uno con le pupille, riconoscendovisi come in uno specchio.)” Panico, per entrambi! E nel perdurare di quel dilatato, lunghissimo momento, restarono immobili a fissarsi. Pellediluna tremava come la fiammella di una candela: non era imbarazzata né spaventata né divertita…rimase, come dire: folgorata; rimasero, come dire: scossi.
Intorno a loro stavano giocando dei bambini. Uno di questi teneva un legnetto in mano; si avvicinò e, allungando la manina che aveva libera, picchiettò due volte la giacca di Delpiccolobambinobuono che si girò di scatto, ancora più confuso. Il pargoletto avrà avuto al massimo cinque anni, tese la mano impegnata e disse: ”Lo vedi questo bastone? E’ più grande della luce!” Dopodiché girò i tacchi e tornò al suo daffare. A Pellediluna scese una lacrima e, commossa di gioia, cercò gli occhi meravigliati e tristi dell’attimo precedente, li trovò, ma più vicini di prima. Delpiccolobambinobuono, vista la lacrima, pensò che fosse troppo preziosa per lasciarla cadere. La salvò. Con un bacio. Era dolcissima…
Si attraversarono l’un l’altro prendendo direzioni opposte, per sempre. Si lasciarono giusto il tempo, durante quel trapasso, di sussurrarsi, contemporaneamente, nell’orecchio destro, una frase: “L’amore è fatto di attimi irripetibili”.
Non riesco a resistere a questo stupido giochino. Se volete, postatemi le vostre, vediamo chi ha i gusti più ganzi.
1. Peeping Tom – Peeping Tom
2. Vinicio Capossela – Ovunque Proteggi
3. The Black Heart Procession – The Spell
4. Marti – Unmade Beds
5. Sunn O))) & Boris - Altar
6. Teho Teardo – L’amico di Famiglia Original Soundtrack
7. Liars – Drum’s Not Dead
8. Laibach - Volk
9. Plaid & Bob Jaroc – Greedy Baby
10. Aki Tsuyuko - Hokane
Non so chi l'abbia scritta, ma dev'essere un genio.
"Meglio l'erba del vicino che un vicino di Erba!"
Questo "articolo" è già stato pubblicato su www.babysnakes.splinder.com, per ora raschio la rendita, per gli inediti ci sarà tempo.
Esistono dei luoghi quotidiani, degli spazi anche angusti, nei quali è possibile osservare e capire nel profondo di cosa sia fatto un popolo intero, quale sia la sua essenza più pura. Spazi dove tutte le principali rappresentanze di una comunità emergono cristalline. Un cinema, un treno, un campeggio, una classe scolastica.
Ieri, o forse ieri l’altro (ha rilevanza?) in una città italiana (qualunque essa sia) un ragazzo diversamente abile (non importa il tipo di handicap) era sul tram.
Si è accorto che stava avvenendo un borseggio e ha cominciato ad urlare contro i due ladri (irrilevante la provenienza) per impedir loro di portare a termine il furto. I malviventi lo hanno colpito in faccia, a cazzotti, e sono scesi alla fermata successiva. Intorno nessuno ha fatto nulla, né fisicamente né verbalmente. Anzi no! Molti dei passeggeri lo hanno offeso rimproverandogli di aver messo a repentaglio l’incolumità di tutti col suo operato. A quel punto l’autista, che ha affermato di non essersi accorto di nulla, ha invitato il ragazzo a scendere per evitare il peggiorare della situazione. Un giornalista (chiunque sia) presente è stato l’unico che ha tentato di intervenire ed è sceso assieme al ragazzo.
Eccola. L’italia è tutta qua. I criminali, gli ultimi, la gente “comune” e per bene, qualche cane sciolto e chi guida il Paese, che ha il potere di proseguire a dritto, ignorando ciò che gli accade intorno, scrollandosi di dosso le coscienze disturbanti.
Retorico? Verissimo!
E' tutta colpa di Massimo Del Papa! Sembra la falsa riga dell'incipit de "La versione di Barney" di Mordecai Richler (che libro!). Dai e ridai, a forza di leggerlo e frequentarlo, ho ceduto al rutilante moldo del blog praticato.
Ieri, 20 gennaio, per la seconda volta gli studenti del Liceo delle Scienze Sociali di Arcidosso (Gr) lo hanno chiamato per una lezione su giornalismo, emozioni, indignazione e passioni. Ne ha fatti piangere molti più dell'altra volta, di studenti. Devo ammettere che in diverse occasioni ho rischiato di sciogliermi anch'io. E' che il ragazzo punta sempre più dentro, dritto al cuore. E chi ci è più abituato alle emozioni di carne? E quando mai si parla in maniera veritiera di verità, di uno sguardo puro e implacabile sul mondo, di mettersi contro se stessi perché è l'unica via possibile, mutuando Carmelo Bene.
Ebbene, a questo punto ci provo anch'io. Per semplice necessità di uscire fuori, ogni tanto. Per me, senza nessuna velleità di competenza (ormai tutti sono giornalisti, recensori, critici).
Lavorando come psicopedagogista con giovani bipedi di tutte le età, quotidianamente vedo e vivo il vuoto esistenziale schiacciante che affanna queste ragazze e ragazzi. Allo stesso tempo è impressionante vedere come la possibilità di essere ascoltati sia benefica per loro. Basterebbe poco: non giudicare e accettare incondizionatamente gli esseri umani per ciò che sono. Date queste garanzie il gioco è fatto.
Proviamo?