lunedì, 26 febbraio 2007, ore 17:03

...e continuo a non capire come possiate, voi italiani, continuare ad andare a votare. E' un vero mistero! Basterebbe guardare anche solo i contenuti extra del DVD "Uccidete la democrazia", dove viene dimostrato in maniera lampante come le schede bianche e nulle siano state riciclate in schede votate nel non del tutto riuscito broglio elettorale delle ultime elezioni. Sarebbe sufficiente la frase di Carmelo Bene, "La democrazia non esiste, esiste solo la demagogia!", intendendo che la politica non mai fatto altro che modificare, a volte in meglio a volte in peggio, le condizioni di schiavitù servili basate sul lavoro sempre a pro di altri. E invece non vi basta. Come non basta capire che il primo articolo della Costituzione dovrebbe recitare, in realtà, "L'Italia è un'oligarchia vaticana fondata sul condono". Invece no. Tutti a dire che votare è un dovere, perché c'è chi ha dato la vita per questo. E allora? Non sarebbe la prima volta che la gente muore inutilmente. Tutti a dire che era obbligaorio andare alle urne per fermare il nano pelato. Oh bravi, è stato fermato? Oppure continua bellamente a fare i suoi comodi per interposto governo? Un esempio su tutti? Andate a controllare da chi è composto il CDA della RAI. Fatto? Visto che sorpresa? Ci sono ancora quelli nominati dall'esecutivo precedente, quelli del 4 a 1 per il centro-destra, il che significa che Dorian Gray controlla ancora la televisione pubblica. Nel frattempo Luciano Violante (quello dei DSS che affermò in diretta, alla Camera, che erano tutti d'accordo sul fatto che il centro-sinistra non aveva mai avuto intenzione di porre minimamente mano al conflitto d'interessi!) è a capo della commissione sul conflitto stesso, ironico, no? Eppure il vostro Paese è al primo posto in Europa per iscritti ai partiti, forse perché fanno gola a tutti gli stipendi e le pensioni-lampo che percepiscono gli imputati, ehm, i deputati.

La crisi di governo di questi ultimi giorni è degna di un film di Totò, all'estero, come consuetudine, non fanno che riderci istericamente su. Se esistesse ancora, non dico un linguaggio politico, ma almeno una concezione gerarchica tradizionale dei partiti, non sarebbe accaduto nulla, almeno non adesso. Prendiamo Turigliatto. Fai parte di un partito? Bene. Il partito sceglie una linea? Perfetto. Come ti permetti di votare secondo coscienza? Ma quale coscienza? Per prima cosa non ti ha votato nessuno, in quanto le liste erano, democraticamente, bloccate. Seconda cosa; dici no perché sei per la pace, e così facendo rischi di riconsegnare la nazione a chi la guerra la sogna di notte? Ma per carità!

E via così, tutti col pepe al culo a rifare il letto come nulla fosse successo. E nessuno che abbia visto cosa stia probabilemnte dietro alla crisi. Un Andreotti (vedi Vaticano) che contribuisce a sorpresa a non far passare una mozione sostanzialmente di destra, con conseguenti dimissioni di Muso Squagliato, non fa sospettare che la vera ragione possa essere quella di togliersi di mezzo il provvedimento sulle unioni di fatto? Fantapolitica? Intanto Pannivòti Stinchifini fa girare una circolare interna al suo partito affinché tutti votino la sua mozione sul Partito Democraziacristianatico; ovvero la mozione che lo porrebbe, in Europa tra le file del Partito Popolare. Aggiungeteci i follicoli, i casini e le mastelle e il risultato vien da sé.

Bentornata Balena Bianca!

Sulla necessità di non più votare, ai fini di una palingenesi, sì. Sulla degenerazione della democrazia in demagogia, pure. Su Turigliatto, ci sarebbe una contraddizione grave, sul punto della libertà di mandato, che è garantita dalla costituzione proprio per scongiurare ipotesi di eterodirezione, dunque di dittatura interna, del partito. come ne esci? considerando che turigliatto non ha votato nè obbedendo al partito (in effetti sì, sui princìpi generali: ma non nel caso specifico) e neppure alla sua coscienza. ha votato per puro fanatismo, portando alla tensione estrema i principi che lo vincolavano. il risultato, ai fini della democrazia, è un gioco a somma negativa: hanno perso tutti. tipico caso della sinistra radicale, per definizione estrema, che, arriva in fondo alla prescrizione teorica, costi quel che costi, senza preoccuparsi di confrontarsi col contesto, con la situazione concreta.
in due parole più sbrigative_ turigliatto è un povero coglione senza speranza.

Massimo Del Papa

Forse non ti ricordi... ti rinfresco la memoria... Pochi giorni prima delle elezioni si discuteva al CG del fatto che io avrei votato, e che tu non lo avresti fatto. Io, veramente, saturo di sacro dovere cittadino; tu, con un po' di esperienza più di me, di assoluta abnegazione verso "l'andar a riempire due schede, ma perchè?".

Ora, il tempo è passato; io raramente sono al centro, raramente ti vedo. Ho sempre desiderato dirti una cosa: avevi ragione, su tutto. Ma l'ispirazione mi è arrivata tardi a settembre.. e non richiamata dalla politica o da qualche "strano" fatto all'italiana, ma semplicemente da una canzone.

De André. Uno stralcio di una canzone di cui il titolo non è importante, ma i concetto è fondamentale: ogni forma di potere è corrotta. E qualcosa si è rotto, era un vetro scuro da interrogatorio. Quello dietro al quale si nascondono qui tipi da FBI, vestito scuro, taglio dei capelli corto, sigaretta in bocca, sguardo di chi ha in mano il potere. Da quel momento, ho cambiato point of view. L'ho capito da solo, e tornerò ad ascoltarti con maggiore zelo di quello che ti concedevo una volta.

I fatti di oggi, ci stupiscono? Siamo veramente così stupiti.. io direi che ce lo aspettavamo, fin dall'inizio. Aspettavamo solo il casus belli, tutto il resto è venuto da sé.

PS: l'italia è immolata all'immobilismo, la Grande Balena Bianca crociata tra poco torna.
Non avrà più lo scudo, le facce saranno un poco diverse, ma dietro chi tira le fila è sempre lo stesso e non ha mai smesso.

Giacomo

 

Avevo commentato con una sciocchezza, ma dato che il dibattito si fa serio, provo a contribuire. Norman ha una vena provocatoria accentuata, ed è un bene, ma non ha votato per convinzione personale. Non ha non votato per indifferenza, quello che fanno molti. Scelta, la sua, che rispetto, ma non condivido. Carmelo Bene era un genio assoluto, ma non me la sento di annoverarlo tra i maestri politici. Ne ho altri, tra questi risplende la stella di Gramsci. Che, giovanissimo, scrisse: Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. […] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.Chi non prende parte, chi non parteggia, non è colpevole, e spesso è un bene. Ma non è innocente. Come gli agnostici, non si schiera. Ma anche il non schierarsi è in parte uno schierarsi. E spesso ti limita la possibilità di critica. Magari ti rende maggiormente libero, ma in qualche modo complice del negativo che accade. Ogni voto è fondamentale, le ultime elezioni americane vinte (non si sa come) da Bush lo dimostrano Quelle italiane lo dimostrano. E, aggiungo, e chiamatemi post democristiano per quel che mi interessa, ogni voto dato a una sinistra non radicale è importante. Quei pagliacci capaci solo a dire no, che non ci pensano un minuto a consegnare il paese alla destra parafascista, ignorante, arrogante e collusa, mi fanno sinceramente pena. Allora ben venga il partito democratico, sul quale ero più che dubbioso, e ben venga in questo momento politico. Alle ultime elezioni l’ulivo ha preso alla camera più voti che la somma dei partiti che lo compongono al senato. E alla camera vota anche chi ha meno di 25 anni. A me basta. Il mio partito (i DSS ) non è un partito nazionale: è un partito forte in toscana, umbria, marche, emilia romagna, ma in parti d’Italia ha percentuali penose: vorrei che diventasse un partito di massa, come lo era il leggendario pci. Ma senza comunismo. Io lo so benissimo che il pci italiano non era un partito autoritario o filo totalitario, almeno nella sua storia post anni 50, ma non si può comunque andare contro la storia, sarebbe patetico. Un compagno della mozione Mussi, l’altra sera m’ha detto “Vedrai come finirà: alle feste de l’unità noi alla griglia a cuoce le salsicce, e quelli della margherita alla cassa a prende i soldi”. E va bene, staremo alla griglia delle salsicce, purché siano salsicce democratiche. Se poi sono anche salsicce euro – socialiste, meglio ancora, sennò vedremo. Del resto, Bukowski intitolò un suo racconto: “Fare politica è come cercare di inculare un gatto”. Aveva profondamente ragione.

NonNatoDaDonna

In verità credo di schierarmi, eccome! Se dopo attenta analisi e verifica nel tempo dell'operato delle diverse(?) compagini politiche, giungo alla dolorosa conclusione di negarmi il diritto al voto, è proprio perché mi risulta sempre più improponibile rendermi complice del loro operato. Sono sempre più convinto che votare equivalga al reato di associazione a delinquere e favoreggiamento. Cercasi smentite.

Quello che diceva Gramsci lo condivido, ma lo diceva in un tempo e in un contesto storico che ben poco ha a che vedere con quello attuale. Lui parlava di politica quando questa esisteva. Quando i conflitti e i dibattiti, per quanto accesi, si svolgevano del sacro rispetto delle istituzioni e dell'avversario. Quando la distinzione ideologica era netta e riconoscibile. Non voglio star qui ad elencare la miriade di esempi su come il centro-sinistra stia avallando tutto ciò che la peggior destra ha fatto, vedi le leggi vergogna, la RAI, la legge sul conflitto ecc, e nemmeno su come sia triste esultare una tantum per dei rigurgiti di sinistra, come i vani tentativi di Bersani. E' tutto sotto il sole, dove la storia si ripete, cambiando solo le comparse.

namroN
mercoledì, 21 febbraio 2007, ore 15:17

Può la bellezza portare al pianto?
Un pianto a dirotto, necessario, incontenibile?
Un pianto disperato senz’apparente giusta causa?

Cadono le certezze, peraltro mai avute.
Crollano definizioni, codici, pulsioni e pensieri.
Un tutt’uno inedito…
Un tremore continuo, stupito…

Non un platonico rifugio.
Non il passato che verrà.
È un presente insostenibile:
ciò che non si potrà avere, averlo così vicino,
così vero
di struggente gioia
come la musica che prima dell’uomo già era.

Non il risultato della ricerca inappagata.
Non più paura della morte dopo il primo bacio.
E l’insidiosa consapevolezza di rimanere a testa bassa
di fronte a tale potenza

Luce inaspettata
Splendore degli anelli di giada
Come due lacrime di rugiada
Su pelle di caffè
Dall’aroma di serica Primavera

Sarà il suo essere Vita…
Sarà il suo volto che appare, di colpo, su questo cielo così bianco…
finché piove!
Allora ogni goccia duplica la sua immagine:
il suo corpo leggero di gazzella
si libra nell’aria
si muove al ritmo della musica che è
volteggia
roteando danza.
Le mani sottili
lanciate dai polsi magri
disegnano farfalle
onde e carezze.
Il viso infinito
piegato all’insù
sorride al cielo che ringrazia e ricambia
improvvisamente sereno.

Ma da quanto dolore arriva tanta forza?

E da quanti fiori è invidiata quella bocca
sempre sul punto di sbocciare sinuosa?

Amicamantesorellamadremoglie
chissà se davvero esisti?

Le forme non riescono a trattenere i colori
La bellezza persiste nell’impossibilità dei corpi.

namroN
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categoria : 016 inchino
giovedì, 15 febbraio 2007, ore 17:11

C’erano due torri omozigoti giù in città
piene di lingotti di quei figli di papà
crèati un nemico e poi bombarda un po’ qua e là
tale tale figlio, tale e quale pa’

C’era un presidente al 2% o giù di lì
che beveva coca, era meglio di Houdini
poi di colpo doppio il suo non esserci svanì
tale tale Giorgio, tale e quale Bin

C’era aria di recessione e armi a volontà
c’era una moneta nuova pronta a gareggiar
altro che Lewinski e soffoconi in sala oral
tale e quale tale e quale

      Se è stato un afghano Bush è un Mullah!

C’era un bel saudita più adorato di James Dean
che per il petrolio era pronto anche a morir
ma il suo vecchio socio s’era dato a Mister Bean
tale tale Giorgio, tale e quale Bin

C’è chi ne approfitta per far fuori Arafat
chi le Filippine, la Cecenia e poi l’Irak
e quei comunisti imparentati con Allah
tale e quale tale e quale

      Se è stato un afghano Bush è un Mullah!
      Bau, che danni!!!

C’è lo yankee talebano Johnny Walker Lindh
killers democratici chiamati mujaheddin
e bikini-burqa in passerelle di Paris.

(Scritta una settimana dopo il crollo delle Twin Towers)

namroN
mercoledì, 14 febbraio 2007, ore 16:45

"Incidente ferroviario: morte 16 persone, tra le quali 5 donne"

"Albanese investe bambino di 8 anni e fugge con la macchina"

"Il noto giornalista si è finalmente dichiarato gay"

Questi sono alcuni semplici esempi di come la nostra società percepisce se stessa e gli altri. Difficilmente è distinguibile l'ideologia e la discriminazione dietro a certe frasi, in quanto esse fanno parte da sempre del nostro lessico e del nostro esperire quotidiano.

Eppure, a pensarci un attimo, ciò che sottostà a certe visioni è piuttosto evidente: salvare la propria faccia e scagliarsi violentemente su un capro espiatorio di minoranza. Gioco facile e ben collaudato in un Paese come l'Italia che non è mai stato avvezzo a fare davvero i conti con se stesso.

Nel primo esempio si evince come il maschilismo imperi ancora incontrastato. Lo specificare la presenza di donne tra un gruppo di vittime "evidentemente" formato da uomini crea uno scollamento tra le due componenti e un dislivello preoccupante: 16 "persone" tra le quali 5 "donne". Verrebbe da chiedersi se le donne possano o meno considerarsi persone. Quest'atteggiamento è ben visibile in tutti gli strati delle società, delle religioni e delle culture dominanti, dalle formazioni dei Consigli dei Ministri fino alla periferia più degradata e culturalmente arretrata, ed è inquietante rilevare come, alla fin fine, sia uno dei pochi aspetti che unisce una nazione.

A ciò va aggiunta la complicità silenziosa della donna, la quale spesso accoglie certe concessioni come conquistata libertà. Altre volte invece delega il proprio sacrosanto diritto di essere quello che desidera nella volgare e vacua kermesse ipocrita dell'8 marzo.

Ancora oggi ci si stupisce divertiti di donne musiciste, di donne arbitro, di donne manager, come se per fare certe cose si dovesse avere attitudini superiori, ma superiori a chi? E quando ciò accade sono le donne stesse a definirsi "donne con le palle". Bella soddisfazione, come dire che per ottenere una vera parità si deve raggiungere il peggio del maschile.

Il secondo esempio, con quel linguaggio così professionalmente frequente nei mezzi di comunicazione di massa, e di conseguenza nella bocca di tutti, manifesta bellamente l'ideologia e il razzismo che sta alla base di certe affermazioni. Conferma altresì il continuo difendersi a colpi di "guarda noi come siamo più buoni degli altri". Conferma la nostra innata ritrosia ad accettare l'altro come fonte di arricchimento culturale. Anche qui, specificare l'appartenenza etnica separa irreparabilmente la ragione dal delirio.

Se prendessimo alla lettera il messaggio potremmo concludere che se una riprovevole azione viene fatta da uno dei nostri è un contro, nell'altro caso aggiunge invece un surplus di gravità inaccettabile. Questo modus operandi ha già piantato le sue radici, a tal punto dall'apprendere sbigottiti che "un albanese ha sventato una rapina"(!)

Il terzo esempio. In questo caso la divisione è trasversale e in un certo senso democratica. Sottolineare ancora che l'orientamento sessuale non ha nulla che vedere col valore intrinseco di una persona pare scontato e frustrante. Tuttavia è dura a morire una dicotomia concettuale diametralmente opposta e, onestamente, sfocata. Da una parte il solito ritornello omofobo di una retorica quasi imbarazzante, dall'altro una volontà di autoaffermazione spesso esasperata e fine a se stessa, riassumibile con un liceale slogan tipo "gay is better" (sic!). Molte sono le analogie con la condizione della donna, ma anche dello straniero. Un continuo e affannoso doversi distinguere e diversificare, facendo spesso il gioco di chi non accetta queste "varianti sociali". Il doversi, o volersi, dichiarare gay è legittimo ma cela, a volte, un senso di emancipata colpevolezza, come a dover giustificare certi sospetti. Se fosse questa la logica, tutti dovrebbero allora dichiarare il proprio orientamento sessuale, indistintamente.

Nel mondo, ovunque esista una reale commistione di culture è presente una maggiore armonia sociale e politica. Guardare agli altri come occasione di confronto e accrescimento è l'unico modo per ridurre il livello di conflitto. Questo riguarda sia i dislivelli interni (donna, classe sociale, paese limitrofo, nord-sud ecc...) che esterni, come l'immigrazione. Chi lascia il proprio paese non inficia la cultura del Paese che lo "accoglie", rischia semmai di perdere la propria. Ciò che manca è l'occasione di conoscere l'altro, la preparazione ad accogliere concezioni del mondo diverse ma non per questo inconciliabili. Sarebbe un punto di partenza fondamentale per costruire davvero una cultura di pace.

"Non c'è volontà di comprendere e questo corrompe la società, cui riesce più semplice credere che i buoni son qua e i cattivi là"

Cristiano Godano

namroN
domenica, 11 febbraio 2007, ore 16:54

Una colomba in cielo, io   

trasparente come la sua ombra, volteggia

e cosa è giusto o sbagliato non tormenta nessuno.

Una colomba in cielo, io

spenta come il suo spettro, scende

e cosa è giusto o sbagliato oramai è già passato

Francesca Coppi (ispirato dall'artwork di "Takk..." dei Sigur Ros)

                                                                      

namroN
sabato, 10 febbraio 2007, ore 20:37

Si chiamano Chiara, Claudia, Jaya, Valentina e Viola. Sono le Bad Street Stars. Hanno dai 13 anni e mezzo ai 17 e frequentano quotidianamente il Centro Giovani ed è proprio lì che hanno creato, da sole, la coreografia hip hop risultata vincitrice nella competizione odierna in un concorso regionale (Under 21!) a Firenze.

Non è solo l'esserne orgoglioso che mi spinge a complimentarmi pubblicamente con loro. E', soprattutto, il fatto che fa bene al cuore vedere giovani bipedi che credono in qualcosa, che ci passano sopra le giornate con sforzi grandi, fatica, sacrificio e scazzi assortiti, anche a costo, a volte, di rischiare di incrinare i rapporti interni ed esterni al gruppo. Le ritengo un raro esempio sano. Da ammirare e seguire.

Brave bimbe!!!

namroN
venerdì, 09 febbraio 2007, ore 16:28

Questo è il documento che le ragazze e i ragazzi del Centro Giovani, dove lavoro, hanno voluto redarre a proposito dei fatti di Catania. Scritto, stampato, distribuito in proprio e pubblicato in un paio di testate locali. Merita di essere letto.

Norman

Non siamo scrittori e non siamo nemmeno lettori. E' vero non siamo nessuno.

O, quanto meno, non siamo nessuno che conta in questo mondo.

Non siamo politici e non vogliamo parlare di politica, non siamo personaggi della televisione (per fortuna) e non siamo nemmeno dottori o ragionieri.

Ma allora chi siamo?

Siamo quei ragazzi che vedete andare a scuola con gli zaini più grandi di loro, quei ragazzi che vedete uscire presto di casa per rientrare il più tardi possibile, quei ragazzi che provano ad affrontare i primi giorni di lavoro perché li fa sentire grandi, quei ragazzi che ogni tanto si rendono conto che questa società sta andando in una direzione che non vogliamo sia la nostra.

Questo siamo: il vostro ed il nostro futuro… per questo vogliamo che leggiate questo sfogo, per questo vogliamo che nessuno dimentichi ciò che è successo.

Venerdì 2 febbraio l’idiozia, la ferocia e la vergogna italiana sono scese per l’ennesima volta in un campo da calcio (ed anche fuori purtroppo). L’ispettore FILIPPO RACITI Ë stato ucciso dai cosiddetti ULTRAS, coloro che dovrebbero rappresentare il tifo più bello.

E noi, i piccoli rappresentanti di questa società, le nuove generazioni che è ancora presto per ascoltare e tardi per educare, noi ci siamo chiesti PERCHE’?:

Perché dobbiamo vergognarci di essere connazionali di questi poveracci?

Perché per colpa di questi bastardi, milioni di persone in Italia devono avere il terrore di entrare in uno stadio, dal momento che, con molta probabilità, la manifestazione si trasformerà in GUERRIGLIA?

Perché a pagarne le conseguenze deve essere anche la parte pulita di uno sport bello e popolare come il calcio?

Perché ogni domenica i media ci devono regalare immagini di guerra in tempo di "PACE"?

Perché dobbiamo aver paura di essere etichettati per i vestiti che portiamo, come se fossimo noi i rappresentanti di movimenti razzisti, stupidi e carichi di odio?

Perché a noi non interessa la politica mischiata con gli affaristi delle società di calcio che sfruttano uno sport di massa, e ci dissociamo da chi rivendica ideologie ignobili e folli, che nemmeno conosce, fondate su culture criminali.

Perché ogni volta che ci sarà una partita, vogliamo che tutti si ricordino di quella famiglia che sta ancora aspettando il ritorno a casa del padre.

NOI non vogliamo NIENTE. speriamo solo, con questa lettera di far sì che tutto questo non venga dimenticato in pochi giorni, di far sÏ che tutti pretendano un cambiamento; di credere in noi stessi e di esigere che qualcosa succeda, perché noi siamo il nostro ed il vostro futuro e non penso che nessuno sogni un domani come il 2 febbraio 2007, aprire i giornali e leggere: "i nostri ragazzi spappolano un fegato e uccidono un uomo, perché è stato sospeso un "GIOCO" chiamato calcio".

I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL CENTRO GIOVANI

Abbadia San Salvatore (Si)

namroN
venerdì, 09 febbraio 2007, ore 16:13

Ho voluto attendere qualche giorno, aspettavo le solite conferme prevedibili, le denunce a breve gittata, lo scandalizzarsi a gettone. La morte di Filippo Raciti, poliziotto, non riesco a farmela scivolare addosso, non riesco a difendermi con il mio solito sarcasmo. No. Se a morire allo stadio è un rappresentante dello Stato m'incazzo e basta. E ditemi voi se devo pensarla come Vittorio Feltri quando dice che un ultrà(corpo), andando alla paritta, sa cos'ha intenzione di fare e, volendo, può tirarsi indietro. Un agente no, per pochi euro in più di straordinario deve andarci, sopportare provocazioni e insulti, minacce. E se parte una rissa deve buttarcisi in mezzo, per contratto.

Quello che è accaduto poteva accadere in una qualsiasi domenica e in qualsiasi città negli ultimi anni. Quello che accade settimanalmente è sotto gli occhi di tutti, soprattutto è a conoscenza del mondo politico, dello Stato, che sempre è stato, quindi non è. Uno Stato che volontariamente ignora segnali drammatici, per la solita convenienza economica, per salvaguardare i propri intrallazzi con le società. Uno Stato che legifera il provvedimento di Pisanu e poi chiude tutti gli orifizi fregandosene della mancata applicazione del provvedimento. E se ne frega anche lo stesso Pisanu. Questa volontaria cecità, questo avallare e soggiacere al volere di sponsor e brigate di teppisti sfigati multicolori, questo sapere, tacere, non fare, incassare. Questa oliata complicità fa dello Stato stesso il primo responsabile dell'accaduto.

Prendano pure provvedimenti postumi, girino le viti quanto vogliono. Non so perché, anzi lo so, ma la sensazione è sempre la stessa. Tanto rumore per il nulla che ne verrà 

namroN
sabato, 03 febbraio 2007, ore 18:29

La forma perfetta di governo è io che governo!

Mike semuoiomuoio Markionni

namroN
giovedì, 01 febbraio 2007, ore 16:17

Massimo Del Papa - Il mio mestiere è questa vita

Il nuovo disco di Massimo Del Papa è un concept album come non ne uscivano da tempo. Dopo quell’intenso e doloroso requiem for a dream che fu il precedente "Milano Funeral" il Nostro addentra ancor più il tiro, e stupisce in commozione e impegno. Quando si parla di certi libri è più opportuno considerarli come veri e propri album, in vinile. Qui di musica ce n’è a bizzeffe ed eterogeneamente coinvolgente. Dal punk-rock di Troppa morte, Tempo sprecato e Lamento di un qualunquista qualunque a ballate dolcissime come Un sogno color cioccolato, Lugano e Serenata corsara, dal cantautorato di Favole?, Il sale della terra, Tre euro e 27 gennaio, giornata della memoria al jazz di Per sempre al blues apocalittico di Mondo flipper e tant’altro ancora. Politica, amore, società, giornalismo, solidarietà, rabbia, solitudine, dolcezza, Pasolini, le scolaresche incontrate in giro per l’Italia, resa e riscatto. Dipinti di scenari crepuscolari, irrimediabilmente persi. Accelerazioni improvvise, sussulti poetici. Muri di suono alternati a pause improvvise, a vuoti dissonanti. Armonie classiche su ritmi western, melodie in 4/4 su basi dispari. Album per molti aspetti zappiano. Dal continuum che lo lega tutte le sue opere passate all’attitudine multi-dimensionale dell’espressione. Laddove Zappa scherzava seriamente, qui Del Papa s’indigna con amore. Ossimori solo apparentemente tali. Opera crudele, ove per crudele s’intende il riconoscimento del reale come non-senso. Uniche note dolenti, i diversi refusi sparsi qua e là e l’imperdonabile trascrizione errata del titolo di una canzone del genio di Baltimora.

Per il resto non si può che augurare la lettura di questa musica di carta, che non è reperibile in nessuna libreria, può essere richiesta direttamente all’autore, il quale si è voluto smarcare completamente da ogni vincolo di sorta, in totale, libera autarchia; producendo il tutto col solo, prezioso, apporto della moglie Claudia. Anche questa è una chiave di lettura sul concetto che informa quest’opera: la necessità di smascherare l’ipocrisia che ammanta questo Paese svuotato di tutto tranne che del superfluo, del violento e del corrotto. La necessità di una completa e onorevolmente suicidaria indipendenza umana ed editoriale. Una padronanza di sé pagata senza sconti e che disturba, scompone l’altrui quieto vivere. Disarma il cuore della sua corazza, e questi s’incazza. Il prefetto connubio in un immaginario duetto tra Paolo Benvegnù e Giorgio Canali.

Si consiglia la lettura accompagnata da un buon disco di Davis o Coltrane. Meglio ancora crearsi la possibilità di sentirlo performare direttamente dall’autore. Un’esperienza dentro l’esperienza. Una voce ora tagliente ora struggente, con quella calata bastarda e tradita, come altrimenti non potrebbe essere.

Massimo Del Papa: l’unica canzone decente dei Rolling Stones!

Un libro che fa male. Un disco che fa bene.

namroN
giovedì, 01 febbraio 2007, ore 16:12

Insomma mi è proprio impossibile mantenere l'anonimato! E dire che prima mi riusciva tanto bene passare inosservata e godere della fantastica condizione di sconosciuta!Devo ammettere però che il fatto che il mio commento sia rimasto senza nome è dovuto all'incurabile distrazione di cui sono affetta... come dire, sono una di quelle persone che hanno "leggermente" la testa tra le nuvole. Mi
ha sorpreso molto il fatto che Massimo mi abbia riconosciuta, mi ha stupita la sua risposta, davvero... una volta di più, mi ha quasi sconvolto. Quello che ho scritto a te e a lui è verità: credo che si possa fare molto per i giovani, per
noi giovani. Anche se guardandomi intorno ogni tanto mi prende un certo sentimento di sconforto, perchè vedo tanta indifferenza sui volti, o peggio,
tanto interesse camuffato malamente sotto un menefreghismo di comodo. Mi fa male vedere anche che i più forti, qua, sono i più aggressivi, i più
prepotenti. I duri, i cinici. E non c'è spazio per il confronto nè per la fragilità. E' un mondo capovolto, e a volte viene la tenatazione di rigirarsi e guardarlo a testa all'ingiù, solo per un attimo, giusto per verificare chi sono i folli e chi no. Sinceramente però non so nemmeno io bene cosa intendo quando dico "si può fare qualcosa"..io, nel mio piccolo,  mi comporto secondo gli ideali in cui credo, cerco di avere un'apertura mentale libera dai pre-giudizi, mi informo, cerco di sapere e di capire, provo anche a intrufolarmi in qualche
centro di assistenza per fare volontariato (ma la burocrazia arriva sin lì, purtroppo)... ma che altro? Perchè mi piacerebbe fare di più.

Benedetta

Ciao Benedetta,

Innanzi tutto lascia che ti ringrazi per il messaggio lasciatomi sul mio blog fresco di giornata, ma soprattutto per la tua mail. Se ho insistito perché tu mi contattassi è per i motivi che hai scritto. Ho visto nei tuoi occhi lo slancio di cui parla Massimo nei suoi incontri. Occhi da cerbiatto vivace ma ferito, volenteroso e incazzato, deluso, desideroso di qualcosa di diverso. Un cerbiatto che pretende di meritare di più.

Anche in una persona disillusa come me, in questi casi, si accende qualcosa e si atomizza.

Concordo. Si può fare tanto, ci vuole poco per partire ma bisogna farsi il mazzo durante il cammino ed essere pronti a perdere. Osare è perdere, si sa. Ma per certe anime non c'è altra via che il rinnovare il proprio intento perché, come diceva Caponnetto "ogni battaglia intrapresa non è mai persa".

Il tuo smarimento lo capisco, quando dici che non sai bene cosa intendi col "fare qualcosa". Io sono arrivato a un punto in cui, dopo essere partito, da studente delle superiori, con le piccole rivoluzioni collettive (per la cronaca l'ITIS di Abbadia ha vissuto la sua prima occupzione per causa mia, mentre era occupato il mio istituto facevo il giro di tutte le scuole dell'Amiata con la legge finanziara in una mano e il megafono nell'altra. Feci casino in 6 scuole, la tua compresa. Tutte occuparono o autogestirono, e tieni presente che a metà anni '90 occupare la scuola non era una moda rituale come adesso. Avevamo tutti violentemente contro).

Cosa è per me fare qualcosa? Confrontarmi con persone come te e smetterla di credere nelle moltitudini, nelle piazze, nei movimenti. Tutto, dopo un po' si sciolglie, implode. Credo di aver capito perché. L'uomo ha un ingestibile bisogno di appartenere, di riunirsi in branco, da animale quale è. Che si tratti di partito, religione, squadra di calcio, pacifismo o club della canasta succede sempre la stessa cosa. Si abbraccia ciecamente la mente comune del gruppo, dimenticandosi di sé. Si stempera il senso critico, si appanna la vista. Anziché "guardare" (verbo attivo) ci si riduce a "vedere" (passivo). Ho provato ad aderire tante volte a questa modalità di vita ma sempre mi sentivo smarcato, fuori tempo e solo. Ho capito che non funziona, non fa per me. Tra l'esser soli in gruppo ed esserlo da solo ho preferito la seconda, più autentica. Ecco allora che ho realizzato che, anche pedagogicamente parlando, se "si può fare qualcosa" si può farlo nel singolo, non nel collettivo. Partire da sé stessi senza risparmiarsi nulla, ma anche vivendosi tutto in prima persona. Vincere o perdere solo la propria posta in gioco. Che poi la posta la si voglia puntare sul volontariato o sul giocare in borsa non è affar mio. Basterebbe che ciò fosse sentito e consapevole.

Se fai così, e credo che tu già lo faccia, ti ritrovi a frequentare poche persone, ma essenziali. Tagliando i rami secchi, le teste vuote come camere d'aria ti ritrovi tutti contro, ma senza parole, solo fiato insulso che alimenta polmoni inutili anche per un trapianto. Sola ma vera. Se puoi permetterti di guardare lo specchio e accettare ciò che vedi hai già vinto. Se riesci ad applaudire i tuoi balli solitari e gratificarti di ciò che scrivi, hai già trovato un senso.

Questo mi piace fare. Pormi in ascolto, cercare di capire per capirmi. Non c'è niente di più bello e autentico di una persona che ti apre il suo scrigno, che di dona anche solo per un attimo quello che pensa, che ha dentro, di qualsiasi cosa si tratti.

Ti ringrazio anche di questo, Benedetta, di darmi la possibilità di conoscerti.

Abbracciati da parte mia

Osare è perdere. Ma è anche ritrovare.
Grazie per le tue parole, sono una conferma alla mia volontà.
Da sognatrice a sognatore,
Benedetta.


namroN
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