martedì, 27 marzo 2007, ore 09:36

 

 

 

È con raro piacere che vi informo di un evento, straordinariamente denso di significati, che si terrà ad Abbadia San Salvatore.

Il Festival dell’informazione e della musica indipendente, con la direzione artistica di mio fratello adottivo, Massimo Del Papa.

A voi scoprire cosa riserverà il calendario che trovate più sotto. Dal canto mio, come organizzatore in loco, vi sprono a non lesinarmi domande o informazioni su iscrizione, tragitti, vitto e alloggio. www.norman.splinder.com

La prevendita dei biglietti è già aperta. Se acquistati in anticipo costeranno solo 10€, sia che si partecipi a tutta la tre giorni, sia che si assista anche ad un solo evento. Se acquistati la sera stessa, i prezzi saranno più alti (vi comunicherò al più presto di quanto). Per gli studenti delle scuole superiori è previsto il rilascio di un attestato di frequenza, che potrà consentire l’acquisizione di crediti formativi.

Gli orari potrebbero subire lievi variazioni che vi segnalerò prontamente.

Diffondete la notizia a chiunque riteniate meritevole.

A presto

Norman

 

L’Associazione Culturale “Avanti il Prossimo” presenta:

 

IN/FORMAZIONE I ANNO

“MENO ITALIOPOLI E PIU' ITALIOPOLIS”

Abbadia San Salvatore (SI) 4 – 6 maggio 2007

Centro Culturale Polivalente

Direttore Artistico Massimo Del Papa

 

Una rassegna tra informazione indipendente, ovvero disposta a mettersi in discussione, e musica indipendente, cioè autoprodotta, totalmente padrona di se stessa. Con artisti e giornalisti che incontrano i giovani, che raccontano il loro mestiere e le difficoltà incontrate.

 

Con un corso, tenuto dal sottoscritto, in 3 laboratori, uno per giorno, diretto ai ragazzi del Centro Giovani di Abbadia San Salvatore, dal titolo: L'INFORMAZIONE E I SUOI DEMONI

 

PROGRAMMA

venerdì 4 maggio

15:30 - I laboratorio per i ragazzi - DA BULLOPOLI A VALLETTOPOLI - istruzioni per il disuso (Massimo Del Papa)

17:30 - Sul filo delle parole - Letture da "Il mio mestiere è questa vita" (Massimo Del Papa)

21:30 - Paolo Benvegnù in concerto

 

 

sabato 5 maggio

15:30 - Incontro con Amina Mazzali, coautrice del libro “Opus dei segreta” con Ferruccio Pinotti. Conduce Massimo Del Papa

17:30 - Calcio al Calcio - Un incontro con Carlo Petrini, ex calciatore, autore di libri-verità che hanno anticipato Calciopoli. Conduce Massimo Del Papa

21:30 – II laboratorio per i ragazzi - ITALIOPOLI SIAMO NOI (MA FORSE NON SARETE VOI) - cosa è peggiorato, cosa resta da fare (Massimo Del Papa)

domenica 6 maggio

15:30 - III laboratorio per i ragazzi - QUALE DEMOCRAZIA, QUALE LEGALITA', QUALE (ANTI)MAFIA, QUALE INFORMAZIONE - (Massimo Del Papa)

17:30 – 30 anni e non sentirli – Incontro con Max Stèfani, fondatore, direttore e editore del “Mucchio”, giornale autarchico, nel trentennale dalla nascita. Con Massimo Del Papa.

21:30 - Luca Bassanese in tra Mercato e Innocenza - Un concerto e un video, dal titolo "L'innocenza trema".

(PER)CORSO PER UN’IDEA DI GIORNALISMO

 

Non una “scuola di giornalismo”, solo un’idea “sul” giornalismo. Possibilmente critico. Scettico. Ma appassionato. Anzi, passionale. Perché il giornalismo, più che insegnare, si può trasmettere, anticorpi compresi. A patto di illustrarlo per quello che è, non per quello che si pretende sia.

L’idea è venuta dopo una serie di conferenze ed incontri con le scolaresche di tutta Italia, a parlare di mafia, di democrazia e, appunto, di informazione. Ogni volta una esperienza indimenticabile, un riscontro appassionante dai ragazzi e però anche un senso di frustrazione, perché quello era solo l’inizio e ci sarebbe stato bisogno di continuare, di riannodare il filo del discorso. Invece restava tutto sospeso, come un sogno. Allora, ecco il progetto: una serie di lezioni, o, se si preferisce, di conversazioni, intorno a questo mestiere, bello ma in via d’estinzione, perché quello del pubblicitario lo sta inesorabilmente assorbendo.

Fino a che punto ci si può fidare delle notizie proposte da un giornale o da un tg (o dalla rete)? A cosa serve questo mestiere? E poi, quale ruolo: quello del testimone o quello del protagonista?

Come si comincia? Che possibilità esistono oggi di intraprendere una carriera? Com’è l’ambiente? Come si scrive un articolo? Come lo si legge? Cosa c’è dietro una intervista, cosa succede quando si deve incontrare “Il Personaggio”? Quella di internet è davvero una democrazia?

Quali sono i confini del giornalismo, quali i suoi obblighi? Etica e giornalismo: un equilibrio quanto precario?… Cosa non affiora dietro i lustrini e i sorrisi del mondo dello spettacolo? Quali le sue connessioni, le compromissioni con gli altri mondi, quello dell'informazione prima di tutti?

Non una scuola, dunque. Ma una introduzione al giornalismo ad uso dei più giovani. Un pretesto, più che altro, per suscitare un bisogno: di educazione etica. Anche un “dietro le quinte”. Perché la società, come il giornalismo, si dice, lo salveranno i giovani. Ma questo, ai giovani, non viene detto mai.

 

Nota: un significato, se è lecito, per un impegno

 

Io da tempo non mi considero più un giornalista, in polemica con la categoria, che disprezzo potentemente, ma semplicemente uno che scrive. Non un comunicatore, perchè la qualifica mi suona ancor più famigerata: anche il fotografo Corona, per dire, lo è. Lo scopo in effetti resta intatto: fornire informazioni. Sennonché, battere il mio articolo per una sede canonica, come un giornale, può suonarmi ancora importante, ma non più sufficiente; anche in senso etico, o se vuoi esistenziale, patisco la mancanza di qualcosa. La patisco con chiarezza da quando l'intervista a un vecchio giudice, Antonino Caponnetto, che aveva bruciato gli ultimi anni della sua vita spendendosi nelle scuole di tutta Italia, per insegnare ai giovani che “le battaglie in cui si crede non sono mai perse”, e “la democrazia è la possibilità di rimettere tutto in gioco”, mi ha convinto che cavarsela con una colonnina di parole, non si può più. Caponnetto, congedandomi, mi estorse un impegno: “Quello che fai è importante”. Come una biglia su un biliardo, il mio mestiere ne uscì dirottato per sempre. Mi ritrovai a seguire le tracce del suo impegno, incontrando sempre più scuole, sempre più giovani. Sempre più occhi disorientati. Adesso capisco che quel viatico era una scommessa: fai qualcosa di importante della tua vita. Io ci provo, non ho più smesso di provare a mantenere quella promessa. 

Il punto è che l'esplosione dei media, e con essi la proliferazione di notizie, o di embrioni di notizie, o di false notizie, diventando incontrollabile ha comunque cambiato tutto: oggi solo limitandosi ad internet, alla moltiplicazione dei blog, si trova più materiale in un solo giorno che in un mese fino a dieci anni fa. Allora io rilancio: dove tutto diventa virtuale, io mi faccio più concreto. Accorcio le distanze. Partendo dal virtuale, ma è una combinazione: ho un blog, che in realtà mi serve proprio a questo, accorciare le distanze, creare occasioni concrete, insomma funziona da ponte con il pubblico. Dove tutto avviene senza staccarsi dal computer, dal proprio studio o ufficio o redazione, io porto me se stesso dove capita, dove mi chiamano e qui coinvolgo le persone del luogo, che ci vivono, che ci operano. Il senso di una rassegna simile sta qui. Parlare di informazione indipendente, per me, ha un significato molto semplice: è l'informazione che è disposta a mettersi in discussione, a criticare se stessa, invece di fare quadrato sulle proprie sconcezze. Io porto l'organizzazione, faccio, se vuoi una etichetta, il direttore artistico, insomma mi pippobaudizzo: ma niente potrebbe accadere senza l'apporto di chi sta in loco. Ne esce una iniziativa che coinvolge molti e che, almeno mi auguro, lascia qualcosa, una scia non dico di impegno, ma almeno di vita. La stessa cosa tendo a fare per altri canali, per esempio con una libreria, piccola, deliziosa, dalle mie parti, a Civitanova Marche, Libreria Arcobaleno si chiama, dove presentiamo ogni tre domeniche una serie di brani tratti da un determinato autore, e letti a più voci. È l'uovo di Colombo, ma i libri debbono vivere, oltre la carta, debbono arrivare. Per noi, è un modo di stare insieme. Per il pubblico... anche. Alla fine si mangia pure, perchè c'è un dolce, una torta. Ci pare un modo più interessante, e anche trasgressivo, di opporsi alla noia, inesorabile della discoteca e delle ecatombi  annunciate del fine settimana.

 

 

 

CHI SONO

 

PAOLO BENVEGNU'

Milanese trapiantato a Prato, compositore, musicista, autore teatrale, arrangiatore, produttore. Fondatore del gruppo rock “Scisma”, ha poi proseguito la propria carriera come solista, con due lavori particolarmente apprezzati: “Piccoli fragilissimi film” e il seguente ep “Cerchi nell'acqua”. Fra le tante collaborazioni, da segnalare quelle con David Riondino e Stefano Bollani, oltre alla compagnia di danza Company Blu. Da alcuni anni ha scelto la strada dall'autoproduzione. Attualmente propone un nuovo spettacolo tra musica e teatro, “Idraulici”. Sta lavorando ai pezzi del prossimo disco.

 

LUCA BASSANESE

 

 

 

Vicentino, trentaduenne, studia chitarra e pianoforte; inizia ad esibirsi all’età di 14 anni, ma il suo obbiettivo  rimane quello di scrivere ed interpretare le sue canzoni. Nel 2000 gli viene assegnato il “Premio La Spezia”. Lavora con alcune compagnie teatrali; è attore protagonista nel cortometraggio “Il mare” di Gionata Zarantonello, prodotto da Stream. Nel 2004 vince il Premio Recanati. L'ultimo album, “Al mercato”, ha riscosso nuovi consensi di critica e dal pubblico. Sensibile ai temi della pace, della legalità e dell'impegno sociale, ha realizzato nel 2006 un video dal titolo “L'innocenza trema”, sorta di spaccato di ordinaria follia dove nascere segna il confine tra la vita e la morte ogni giorno.


 

MAX STEFANI

Romano, giornalista, scrittore, da 35 anni nel mondo dell'informazione musicale, nel quale si è occupato di tutto, compresa l'organizzazione di concerti. Artefice di varie testate sia musicali che di cinema, dirige la storica rivista di informazione rock “il Mucchio Selvaggio”, da lui stesso fondata nel 1977. Il Mucchio è un rarissimo esempio di testata nazionale totalmente indipendente, in forma cooperativa, dove l'editore è puro: coincide col direttore. Nel suo trentennale, il Mucchio si ritrova giornale a 360 gradi, dove la musica di qualità è l'ingrediente tradizionale di un menu che, nel tempo, si allargato fino a comprendere la letteratura, il teatro, l'analisi politica, la cronaca, con interviste a contemporanei e inchieste su temi di impegno sociale quali la mafia, la P2, il terrorismo e lo stragismo, il terzo settore, i problemi legati alla condizione giovanile.

 

AMINA MAZZALI

27 anni, originaria di Milano, attualmente vive e lavora a Firenze. Ha partecipato al libro “Opus dei segreta”, a cura del giornalista de “l'Adige” Ferruccio Pinotti, nel quale racconta senza acrimonia ma anche senza sconti la sua esperienza all'interno dell'Opus, dall'entrata, a 13 anni, sino all'abbandono, 12 anni più tardi.

 

CARLO PETRINI

Ex calciatore di serie A negli anni Sessanta e Settanta, si è rivelato un cronista lucido e spietato del mondo calcistico con una serie di volumi, tutti editi per Kaos edizioni, crudi e spietati sul calcio attuale. Le sue denunce hanno creato scalpore ancora prima delle celebri rivelazioni di Zeman. Petrini, temuto, emarginato, non è mai stato smentito nelle sue analisi drammatiche e sincere fino all'autolesionismo. Sta preparando un nuovo volume sull'ultimo calcioscandalo, “Calcio nei coglioni”, sempre per Kaos.

 

 

MASSIMO DEL PAPA

Massimo Del Papa (Milano, 1964), ha intrapreso il mestiere di giornalista contestualmente alla laurea, come cronista giudiziario per l'edizione di Fermo de “il Resto del Carlino”, con cui ha lavorato fino al 2001; è quindi passato brevemente al “Messaggero”, sempre di Fermo. Si è occupato di cronaca giudiziaria, nera, bianca, culturale, di spettacoli. Dal 1998 è editorialista de “il Mucchio”, dove cura le interviste, gli editoriali di politica e costume, le inchieste (P2, terrorismo, stragi, mafia ecc.). Dal 1993 è informatore per AGI – Agenzia Giornalistica Italia. Collabora con riviste locali e nazionali, con siti internet dediti all'informazione, con radio libere; attualmente è co-conduttore, ogni lunedì sera dalle 23 alle 24, di uno spazio su RLB – Radio Libera Bisignano, all'interno del programma “Sotterranei Pop” condotto da Eliseno Sposato.

Ha curato una antologia dedicata al poeta sangiorgese Lugano Bazzani, e collaborato al volume di Sergio Flamigni “La sfinge delle Brigate Rosse” (Kaos edizioni, 2004). Ha scritto sei libri, tra cui:

“C'era una volta un re – il regime all'italiana di Berlusconi” (2004, Diple) e “Milano funeral” (2005, Diple). Collabora dal 2003 con la Fondazione Antonino Caponnetto, intitolata al giudice artefice del pool antimafia di Palermo negli anni Ottanta con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Incontra associazioni e scuole per diffondere i messaggi di tutela della legalità e lotta alle mafia; tiene inoltre conferenze e corsi di “Giornalismo Critico” nelle scuole; organizza e conduce eventi culturali. Cura il blog Babysnakes ( www.babysnakes.splinder.com ) dove propone uno o più articoli inediti ogni giorno e ospita un dialogo costante con i lettori.

Nel 2005 gli è stato consegnato il premio Gerbera Gialla per la sua attività in tema di lotta alla mafia.

 

namroN
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categoria : 024 in/formazione
venerdì, 16 marzo 2007, ore 16:01

Oltre che al Centro Giovani, lavoro anche al Laboratorio "Il Sole". È un centro diurno per handicappati o disabili o diversamente abili (che sarebbe poi come definire i vecchi "diversamente giovani"). La mattina c’è spesso la radio accesa. Riesco, il più delle volte, a metter su qualche cd conciliante, accessibile e poco invadente che mi permetta di evitare le onde nefaste del (cat)etere senza però far rabbrividire i colleghi con musica per loro assurda, come quella volta che Andrea mise su gli Einsturzende Neubauten (dai, su!). Ultimamente opto per Prince, Sakamoto, Gaber, Interpol o Subtle.

L’altro giorno, mentre stavo forando con la bucatrice dei bellissimi borsellini e pensavo a quanto mi stava essendo utile l’esame di psicologia dinamica e il seminario sul Tractatus di Wittgenstein, la radio ha evacuato una sedicente canzone di una mezzasega la quale, secondo i beniformati, pare abbia vinto la categoria "Nuove proposte" in un Festival molto famoso nel vostro Paese.

Essendo stata introdotta dal DJ come una canzone fortemente impegnata contro la mafia, non ho potuto non prestarle attenzione. Immaginavo contenesse omaggi a Peppino Impastato e citazioni di Caponnetto, un canto lirico e indignato sui rapporti della malavita organizzata con lo Stato e, in chiusura, la lettura stile Massimo Volume della sentenza di Andreotti.

Non è andata esattamente così.

Prima strofa intrisa di luoghi comuni, e a volte province, di una retorica da Bar Sport di periferia per poi arrivare al ritornello che, come si sa, rappresenta un po’ il manifesto programmatico di un brano. Che fa, "Pensa, prima di sparare…" e poi altre parole inutili.

Strabuzzo gli occhi!

Ora.

Cantare un appello a un sicario mafioso invitandolo a riflettere su ciò che sta per fare, è un po’ come chiedere a Nazingher di fare outing.

Lo vogliamo dire, a quest’ingenuo eroe fighetto con l’impeto dell’invettiva discount, com’è che un sicario diventa tale? Lo prendono, spesso da giovanissimo, e gli affidano la cura di un agnellino appena nato. Glielo fanno crescere con tutti i riguardi. Con dolcezza. Si crea un inevitabile rapporto affettivo che dura molto tempo. Una sorta di pet therapy roussoiana. Un bel giorno viene chiamato, gli mettono una pistola in mano e gli ordinano di uccidere il suo animale.

Senza possibilità d’appello.

Senza pietà.

In culo alla Montessori!

Come nel rito d’iniziazione dei bambini-soldato in Africa.

Altro che pensare!

In una vecchia edizione del Festival di cui sopra, era in concorso un mai banale Enzo Jannacci. In un punto del brano cantava, "Spari cazzate, e nemmeno prendi la mira!".

 

namroN
giovedì, 08 marzo 2007, ore 16:35

"La felicità dell'uomo è: io voglio. La felicità della donna è: egli vuole"

Il buon vecchio Federico Nice... non è forse così? Chi si ricorda ancora le origini della festa dela Donna? E chi se le ricorda, pensa davvero sia questo il modo di commemorare? Cenette, stripperelli, lui che per una volta lava i piatti (e per il resto dell'anno tutte tornano schiave), posizioni altolocate  o meno conquistate spesso adeguandosi allo status del peggior maschio. Belle conquiste! Bella parità.

Ci sarà razzismo finché si continuerà a parlarne.

namroN
giovedì, 08 marzo 2007, ore 15:57

Questo è il secondo, necessario, articolo che le ragazze e i ragazzi del Centro Giovani hanno sentito il bisogno di scrivere, soprattutto dopo gli "sviluppi" nelle indagini sull'omicidio di Filippo Raciti. Stavolta ce n'è anche per i genitori.

Non si poteva dimenticare.
Che orrore, che vergogna è assurdo….
Questo è quello che è stato detto dopo il caso FILIPPO RACITI Catania Palermo
Anzi aspettate. Vi rinfreschiamo le idee, forse qualcuno nemmeno se lo ricorda.
 
2 febbraio 2007 il poliziotto Filippo Raciti è stato ucciso dai cosiddetti Ultras, a causa della guerriglia esplosa dopo la sospensione della partita Catania-Palermo.
Sette sono state le persone indagate, fermate e arrestate per quello che è successo, video e testimonianze hanno aiutato la polizia a trovare i colpevoli, ma poi…….
Un ordine di carcerazione dei sette, confermato, gli altri trasformati, cinque in arresti domiciliari, uno in obbligo di firma giornaliero.
 
Ok. noi ve lo stiamo ricordando, però vorremmo farvi una domanda.
Vi ricordate chi siamo noi?
 
Siamo quei ragazzi che devono imparare da questa società come si vive, quei ragazzi a cui voi vi rivolgete con discorsi tipo: “Ai miei tempi era tutta un'altra cosa”, “Non c’è più la gioventù di una volta”, “Meglio soli che male accompagnati”…
Vaffan***o lo possiamo dire? Basta! Non è possibile che passiate da una poltrona all’altra a criticarci quando poi siete voi che prendete queste decisioni. Che ci date questi esempi.
Accusate la nostra generazione perché dei ragazzi hanno attaccato quei poliziotti a sprangate, sputi ed insulti, (lo sappiamo benissimo che è uno schifo) quando poi siete voi a lasciarli liberi e a far passare il messaggio, a tutta la nazione, “Uccidete pure (quantomeno provateci), tanto non è reato!”
Basta! Sarebbe l’ora di smetterla di pronunciare, o meglio, vomitare frasi fatte che rimangono nell’aria davanti alla vostra bocca per la durata di un nostro sbadiglio.
“Non ci sono più le mezze stagioni”, “Questo mondo sta andando in rovina” e bla bla bla...
E basta! Non ci riferiamo a quei begli omoni in giacca e cravatta che saltano fuori la domenica sera in qualche programma televisivo, loro sono ormai irrecuperabili.
Voi, che leggete questo foglio. Voi che avete figli, nipoti, che avete fratelli più piccoli e che guardate sconcertati i servizi di cronaca nera e l’unica vostra reazione è una sentenza finale come commento.
Siete voi che decidete come verrà su la prossima generazione, siete voi che vi preoccupate che vostro figlio vada bene a scuola, a calcetto, a pianoforte ecc, chiedendogli “Che hai fatto oggi a scuola?”, “Con chi sei stato?”, “Mi posso fidare?”, “Hai rimesso a posto la tua stanza?”, “Sarà l’ora di ‘falla’ finita?”, “Stasera ci sei a cena?”, “Perché sei sempre in ritardo?”.
Ma vi siete mai soffermati a chieder loro, seriamente: “Che cos’hai?”, “Capisco che tu possa non voler parlarne adesso, ma sappi che noi siamo a tua disposizione”, “Cosa ne pensi di questa cosa?” (e poi ascoltare davvero), “C’è qualcosa che sbagliamo nei tuoi confronti, ogni tanto?”, “Ti vogliamo bene, davvero…
Sono queste le frasi che, forse, non sono mai state rivolte a quel diciassettenne con soldi in tasca che è andato a vedere la partita Catania-Palermo, proprio questa potrebbe essere la mancanza dei genitori di chi a visto un uomo a terra ed è riuscito a prenderlo a calci fino ad ucciderlo…
Noi parliamo di questo, oggi, ma eventi cosi accadono quotidianamente, e non vorremmo che un giorno qualcuno possa venire a bussare ad una delle vostre porte per farvi tirare fuori la testa da sotto terra. 
Centro Giovani Abbadia San Salvatore
28.02.2007
 
Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
 
Se i bambini vivono con l’ostilità, imparano a combattere.
 
Se i bambini vivono con la paura, imparano ad essere apprensivi.
 
Se i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi
 
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano ad essere timidi
 
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano cosa sia l’invidia
 
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
 
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano ad essere pazienti
 
Se i bambini vivono con l’incoraggiamento, imparano ad essere sicuri di se
 
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
 
Se i bambini vivono con l’approvazione imparano ad apprezzare
 
Se i bambini vivono con l’accettazione, imparano a trovare amore nel mondo
 
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano ad avere un obbiettivo.
 
Se i bambini vivono con la partecipazione, imparano a essere generosi.
 
Se i bambini vivono con l’onestà e la lealtà, imparano cosa sia verità e giustizia.
 
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fede in se stessi e coloro che li circondano.
 
Se i bambini vivono con l’amichevolezza, imparano che il mondo è un posto bello in cui vivere.
 
Se i bambini vivono con la serenità, imparano ad avere tranquillità di spirito.
 
Con cosa vivono i vostri figli?
Dorothy Nolte
namroN
martedì, 06 marzo 2007, ore 18:24

Il diritto al voto presuppone un sistema democratico, giusta? E' l'Italia, e l'Occidente in generale, un terreno fertile per la democrazia? Voi votate liberamente persone dettagliatamente scelte da altri. Si viene trattati come i bambini quando si pone loro la scelta obbligata lasciando loro la parvenza di libertà, "volete giocare a palla o fare i disegnini?".
Il grande giornalista americano Walter Lippman svelò, qualche anno fa, che era nata una nuova democrazia, chiamata la "fabbrica del consenso". L'espressione è sua. Edward Herman e Noam Chomsky l'hanno poi presa in prestito per un libro, ma è Lippman che l'ha coniata. Fabbricando il consenso si può aggirare il fatto che formalmente una gran qualtità di persone ha il diritto al voto. Si può svuotarlo d'importanza perché è possibile fabbricare il consenso e assicurarsi che le scelte e gli orientamenti siano strutturati in modo tale che le persone facciano sempre quello che viene detto loro, anche se formalmente hanno la possibilità di partecipare. Così si avrà una democrazia che funzionerà correttamente. Questo significa applicare alla lettera le lezioni dell'agenzia della propaganda. Il popolo o, in questo caso , il pubblico, se non si può sottomettere con la forza, allora bisogna efficacemente controllare i suoi pensieri; in mancanza di una forza coercitiva, l'autorità, al fine di raggiungere i suoi scopi essenziali, può ricorrere solo all'indottrinamento.
Il conclusione, per esemplificare, può essere d'aiuto una celebre frase del povero zio Itle, "Che fortuna per le persone di potere che la gente non pensi".
namroN
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categoria : 020 tv democracy
venerdì, 02 marzo 2007, ore 16:46

Nella foto sottostante una suggestiva vista dall'alto di Lohachara, piccola isola nella Baia del Bengala.

 

 

Come? Non la vedete? Non è possibile! Controllate meglio! Eppure c'era...

Già. C'era. Nei primi giorni dell'anno corrente (come tutti i media hanno riportato per giorni e giorni, con speciali ed edizioni straordinarie, èvvé?) l'isola in questione è stata ingiottita dal mare, innalzatosi di 5 metri. I suoi 10.000 abitanti evacuati in un'isola vicina, destinata anch'essa alla stessa sorte. E' il primo effetto su suolo abitato causato dal surriscaldamento globale.

Non è un motivo sufficiente, questo, per decidere fermamente di non fare figli? Il mondo è nato senza l'uomo e senza l'uomo finirà. Non venitemi a dare del catastrofista se evidenzio semplicemente lo stato delle cose, che il countdown è in atto. E' tipicamente umano cercare certezze in tutto per evitare di guardare in faccia l'unica che abbiamo.

Vieni, apocalisse, vieni... 

namroN
giovedì, 01 marzo 2007, ore 15:34

Il governo è bello, finché dura!

                                             Riccardino

namroN

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