venerdì, 27 aprile 2007, ore 16:28

Manca soltanto una settimana all'inizio della rassegna IN/FORMAZIONE, ideata, condotta e diretta da Massimo Del Papa. Le iscrizioni stanno aumentando di giorno in giorno e stanno esprimendo una partecipazione decisamente trasversale sia per quanto riguarda l'età (dai 13 ai 60 anni) che gli interessi.

Il programma è molto variegato. Si andrà dal reading con accompagnamento musicale del nuovo libro di MASSIMO DEL PAPA, "Il mio mestiere è questa vita" (autoprodotto), alla prima apparizione pubblica di AMINA MAZZALI, l'ex numeraria dell'Opus Dei, coautrice dell'importantissimo libro "Opus Dei segreta" di Ferruccio Pinotti (BUR). Si parlerà impietosamente di calcio con l'ex centravanti del Milan, della Roma, del Bologna, CARLO PETRINI. Il calciatore che, dopo essere stato coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse del 1980, cominciò a scrivere libri di denuncia sul calcio, senza risparmiare nessuno, nemmeno sé stesso. Presenterà in anteprima assoluta il nuovo libro, "Calcio nei coglioni" in uscita a settembre (Edizioni KAOS). Sarà poi la volta di MAX STEFANI, direttore del Mucchio, rivista di musica, politica, cinema e altro, che compie 30 vissuti sul filo del rasoio della coerenza. Sono poi previsti tre seminari dedicati prevalentemente agli studenti, tenuti dal Del Papa, e consentiranno a chi li frequenta di ottenere un attestato di frequenza valido ai fini dei crediti scolastici.

E poi la musica. PAOLO BENVEGNU', cantautore-produttore, in un concerto-intervista sul mondo della musica indipendente e non. In chiusura Luca Bassanese, che presenterà il nuovo disco accompagnato da un video, "L'innocenza trema" sulla condizione dei bambini palestinesi.

Che altro dire? Beh, che con questa iniziativa le ragazze e i ragazzi del Centro Giovani hanno deciso di osare, e molto. Decidere di impegnarsi in qualcosa di diverso dal sacrosanto divertimento, troppo spesso fine a sé stesso. La speranza è che la partecipazione sia all'altezza delle aspettative, in modo da poter riproporre il festival anche l'anno prossimo.

Vi aspettiamo!

namroN
sabato, 14 aprile 2007, ore 17:52

Quindici anni sono la somma di tre infanzie.
Sono la fine del preludio alla vita. Lo sbocciare della paura, del dolore, della rabbia e del piacere: sentimenti primordiali coi quali doversi confrontare, non più procrastinabili, non più ignorabili.
È lo svelarsi della menzogna più dolce: “La vita è bella!”. Bella soltanto?
Io vi ascolto quotidianamente, ragazze e ragazzi che tremate dentro, che non capite, che non potete capire il contrasto stridente tra ciò che vi aspettavate, ciò che vi era stato detto, e ciò che in maniera violenta ma pacata adesso appare.
Vuoto.
Nessun appiglio.
Nessuna voce capace di esprimere quel che non si conosce, ma che si vive pesantemente ogni attimo della giornata.
Nessuno vi ha insegnato come si soffre, come dar valore alla noia, come potersi immergere nello sconcerto, nel turbinio di miriadi di confusioni emotive.
Nessuno dice mai, onestamente, che, al contrario delle apparenze siamo una moltitudine di solitudini. Che “siamo angeli con un’ala soltanto; possiamo volare solo abbracciati”. Che un senso di morte ci accompagnerà sempre, perché altrimenti non può essere. E non viene detto nemmeno, quindi, che va bene così, che è giusto, o quantomeno plausibile, possibile, vivibile.
Ci si trova stupiti e storditi da sensazioni non previste, non preventivate.
Disarmati. In silenzio.
Io non riesco a mentirvi, creature. Non posso. Non posso perché vi amo rispettosamente. A volte con calore inesauribile, altre con necessaria crudeltà. È di congruenza ed onestà che avete bisogno, non di falsi miti e false speranze.
Avete bisogno di poter dire, senza la paura di essere giudicate.
Avete bisogno di piangere tra le braccia di qualcuno.
Bisogno di imparare a sognare senz’avere sarcasmo in cambio.
Bisogno di essere accettate incondizionatamente per quello che siete.
Bisogno di veder riconosciuta la vostra essenza.
Bisogno di ridere istericamente, urlare, baciarvi e mandarvi in culo liberamente.
 
 
Vedo i vostri occhi.
Li vedo accendersi di luce nuova e soddisfatta, quando si sentono dire che pensare al suicidio alla vostra età è un passaggio quasi obbligato, necessario, comprensibile. E che a volte può salvarvi la vita.
Com’è struggente il vostro sorriso quando capite che sentirsi morire d’amore è obbligatorio, quando sentite nel cuore che il dolore è un’occasione, non una sconfitta.
Che tutto è esperienza, non ciò che accade importa, ma i frutti che se ne coglie.
E com’è risoluto e convinto il vostro viso quando, affrontando il tema della morte, che spaventa, vien fuori che in realtà è l’unica certezza che abbiamo. Perché ignorarla? Non servirà certo ad allontanarla.
Ma siete così stati abituati e guardare da altre parti che ciò che conta sfugge…
I valori? Eccome se li avete, così come i talenti e le potenzialità. Ma chi ve li riconosce, coloro che li hanno persi da decenni e continuano a pontificare su ciò che è giusto o sbagliato, sul dover seguire le regole, perché è così che si fa: e questo e quello e su e giù… detto al figlio, magari in macchina, senza indossare la cintura di sicurezza? Chi mai le incoraggia queste qualità? Chi mai infonde coraggio, chiarendo che sarà tremendamente dura, che ci sarà da spezzarsi la schiena per arrivarci, lacrimare sangue e forse non riuscirci nemmeno a raggiungere il traguardo, ma che il viaggio sarà stato comunque formidabile, incredibile, straordinario?
Siete come pesci nati nel deserto, lucertole in cielo, uccelli sott’acqua (come nel bellissimo racconto di Roberto Fabbrini, “Pil”). Sentite profondamente di vivere nella dissonanza, nella non corrispondenza alla propria indole. Tendete altrove, ma questo altrove, il vostro habitat, non sapete cosa sia, dove sia. Non sapete come desiderarlo, come sognarlo. Eppure, questo smarrimento, è la cosa più preziosa e utile. Sapere dove non si è, è già darsi una collocazione, un punto di partenza seppur sospeso nel vuoto. Anche se indicibile e inspiegabile, va bene così, come nel finale del racconto: “Basta non sforzarsi a spiegare; basta non lasciarsi tenere”.
 
namroN
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categoria : 027 in sofferenza
giovedì, 05 aprile 2007, ore 17:38

Perché esistono ancora le scimmie?

Perché usate siringhe sterili per le iniezioni letali?

Perché "agnello di dio" non è una bestemmia?

Perché insistete con l’utopia della democrazia?

Perché il Papa è il direttore della banca vaticana?

Perché la colla non rimane attaccata dentro al tubetto?

Perché i kamikaze aerei indossano l’elmetto?

Perché Tarzan non ha la barba?

Perché le bolle di sapone sono sempre trasparenti?

Perché Cristo viene raffigurato ariano?

Perché ha scritto due Testamenti, se è immortale?

Perché tenete i riscaldamenti alla stessa temperatura che odiate d’estate?

Perché uccidete il tempo?

Perché premete più forte sul telecomando quando le pile sono scariche?

Perché un solo computer ha più memoria di tutti voi?

Perché il votare non è considerato favoreggiamento e/o istigazione a delinquere?

Perché solo quando trapassate diventate tutti più buoni?

Perché, a detta degli epitaffi, le teste di cazzo non muoiono mai?

 

namroN
martedì, 03 aprile 2007, ore 14:32

"Siamo talmente democratici che votiamo con le matite."

 Alessandro74

namroN

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