Nazi-pedagogia.
Sono andato a vedere un concerto di Daniele Sepe. Perché? Già, perché? Sapevo in partenza che la sua musica non mi avrebbe entusiasmato: troppi zumpappéro tarantellà per i miei gusti. Però è un bravissimo musicista e la combriccola con cui sono andato era motivo sufficiente per farlo. Venti minuti di musica sono stati molto belli e particolari nella sua mistura di funk-jazz e rock zappiano, poi il nulla. In più Daniele Sepe parla, parla troppo e dice solo banalità pressapochiste stupide e spesso infondate. "Il probblèma non è destr'o'sinistr'... il fatt'è che non dovremmo avere padroni manc'pu'gazz!", "Adess vann'affà Veltroni segretario del PD. Ve ne fotte nu gazz?", "chéppoi andrem'affinì comm'ina Merica, che si te schiacciano ca a macchina, prima ti chiedono la cart'e'credito e si nun cellài te lasciano llà in terr." A queste cialtronerie dette, non da un quindicenne microcefalo bensì da un 47enne presumibilmente maturo, sono seguiti, ogni volta, gli applausi convinti quanto pavloviani dei cani e delle cagne molli travagliosi coi paraspifferi in testa. Quanto avrei voluto avere del napalm... o almeno avessi avuto la possibilità di sguinzagliare una ventina di hooligans ubriachi...
A me?
Sono stato apostrofato come maschilista. L'argomento merita un post a sé.
Carlo Petrini.
Sono andato a Lucca con Massimo Del Papa ad intervistare Carlo Petrini per il numero di settembre del Mucchio. Rivederlo è stato emozionante. Mi mancava talmente tanto la sua voce che sono due mesi che lo imito, anche quando sono solo. Sull'intervista non dico nulla, chi vorrà ne leggerà i contenuti a suo tempo sulla rivista. Mi ha regalato un suo libro ormai introvabile, "Alla ricerca di Diego" pubblicato poco dopo "Nel fango del dio pallone". Nel libro c'è un racconto che narra del suo viaggio immagianrio alla ricerca del figlio deceduto per un tumore all'età di 19 anni e che lui non poté nemmeno salutare in quanto in forzato esilio all'estero. Nella seconda parte ci sono delle poesie veramente belle e dolorose. Un dono prezioso. A pranzo si è alzato ed è rientrato un minuto in casa. Tornando mi ha dato dei fogli dicendomi, "leggi questa ad alta voce." Io lì, nel giardino con lui, Massimo, la moglie e la cognata a leggere il suo "Dialogo con la morte". Da brivido. Ho sempre molta difficoltà a leggere ad alta voce senza incepparmi o sbagliare le parole, devo studiare bene prima di poterlo fare decentemente. In questo caso la lettura mi è venuta fuori da sola, mi trascinava con sé, sentivo che stavo leggendo qualcosa di straordinario, che non mi apparteneva ma di cui sentivo stranamente di farne parte. Poi ci siamo salutati. Carlo ci ha accompagnato alla macchina posando, come all'andata, la sua mano sulla mia spalla come fossi una sorta di bastone umano. Con un tocco delicatissimo, quasi di bambino, troppo leggero per un uomo imponente come lui. Ho avuto la stessa sensazione che ebbi la prima volta che lo vidi, come se cercasse un contatto impossibile, traslato. Durante il viaggio di ritorno mi sono ricordato che oggi Diego avrebbe esattamente la mia età. Mi è salito un groppo un gola.
Il Grillo pontificante.
Sabato scorso, in uno sperduto paesino della Sardegna, sono andato a vedere lo spettacolo di Joe Cricket. È stato molto divertente ed istruttivo, sebbene abbia confermato tutti i miei dubbi a suo riguardo con, in più, un paio di brutte sensazioni. Ritengo che il lavoro che sta portando avanti sia molto utile sotto il punto di vista della denuncia e delle indagini d’inchiesta che fa. Non starò qui a citare gli esempi, essendo il suo blog tra più visitati a livello mondiale (il primo in Europa). In un paio di occasioni si è lasciato però andare a delle considerazioni piuttosto razziste. In un caso ha detto, a proposito di un ragazzo cinese che durante una manifestazione di protesta, credo, a Milano sventolava la propria bandiera, “se sei in Italia e sventoli la bandiera italiana, io ti accolgo a braccia aperte, ma se agiti al vento quella cinese allora VAFFANCULO!”. Onestamente non capisco il nesso. A seguire ha parlato di malattie, come la tubercolosi, debellata da anni tanto da non esisterne più gli antibiotici atti a contrastarla, che stanno riemergendo nel suolo italico a causa dell’immigrazione non controllata col commento finale, “ma che cazzo di Stato è il nostro che permette una cosa del genere!”. In questo caso è stato più ambiguo in quanto non faceva capire bene se la colpa la dava a un sistema d’accoglienza, sociale e sanitaria, completamente assente, o semplicemente al fatto che è colpa degli immigrati; anche perché ha poi aggiunto che in Italia il tasso di immigrazione è diventato insostenibile, “non c’è più posto”, ha detto. Sembrava un’invettiva di Borghezio (perdonate la volgarità).
In generale la sensazione è stata quella di un uomo che sempre più si stia inalberando nel ruolo dell’ultimo dei puri, del depositario delle verità. Che solo seguendolo nel suo cammino si possano cambiare le cose. Un po’ pifferaio magico, un po’ capitano Achab, ma con un seguito spaventosamente enorme. E qui sorge un’altra questione. Il pubblico. Ci saranno state oltre 2000 persone e, dato il vergognoso ritardo con cui è iniziato lo spettacolo, le ho osservate molto. C’erano persone che ostentavano una ricchezza snob imbarazzante, famiglie con figli piccoli a seguito, altre forzatamente alternative e contro e altre indecifrabili. Come se ormai, andare a vedere Grillo, significhi, principalmente, far parte di coloro che stanno dalla parte dei giusti, delle persone fighe, quelle che c’erano. Vorrei vedere quanti poi daranno adito ad un impegno vero e sentito dopo la sequela di denuncie e di analisi impietose ricevute. All’uscita, la maggior parte sembrava uscire da un concerto qualunque o da uno spettacolo di puro intrattenimento.
My books.
Con la compagnia d’arti Weltanschauung stiamo allestendo uno spettacolo sugli anni di piombo. Sto leggendo talmente tanti libri a riguardo che non so se iscrivermi ai terroristi (come diceva il Magnotta) o alla DC (vedi Partito Democratico). Solo questo mese mi sono fatto Donne di piombo di Pino Casamassima, La notte della Repubblica di Sergio Zavoli, Colpo di Stato di Camillo Arcuri, Insurrezione armata di Aldo Grandi, La guerra civile di Giovanni Fasanella e Giovanni Pellegrino e, degli stessi autori, Segreto di Stato. Ho sentito il bisogno di variare riprendendo in mano La casa del sogno di Coe, e forse non avrei dovuto farlo: Robert mi rievoca troppo la sindrome del caval nessio di cui sono stato dolorosamente affetto.
Cabaret.
Nel frattempo Cacacatzingher, dopo aver abolito il limbo mettendo in crisi tutte le feste di laurea e gli animatori dei villaggi turistici, ha dichiarato ieri, con temperamento da verace battutista, che fare sorpassi avventati è peccato (!). Non avrai altro autovelox all’infuori di me! Già mi immagino le confessioni, “padre mi perdoni perché l’ho presa larga di brutto”. Il primo nazista col senso dell’umorismo, da non credere!
Questa battuta supera quella, involontaria, di Ricucci (uscito evidentemente indenne dalle scuole superiori) quando, in risposta all’accusa di essere un lanzichenecco, rispose che non era possibile in quanto “sono sposato con una donna bellissima!”.
Intanto, a causa della siccità, è scomparso un lago in Turchia.
Una delle mie esimie personalità mi ha fatto notare, a proposito del post sul G8, che durante il Social Forum di Firenze partecipai anch'io alla manifestazione, vestito con un maglione coloratissimo che mi arrivava fino alle ginocchia (taglia m) e un sombrero talmente grande da farmi sembrare un chiodo. Mi ha anche ricordato che la mia adesione non fu semplicemente folkloristica, in quanto, al termine della sfilata, ci trovammmo con un po' di amiche e amici a discutere animatamente sui problemi della globalizzazione e io ero tra quelli più infervorati e coinvolti.
E' vero, lo ammetto. In quei tiepidi giorni fiorentini, quando la Fallaci non era ancora purtroppo defunta, ci ho quasi creduto al movimento che mi girava intorno, forse per la necessità di appartenere a qualcosa o per qualche residuo utopico difficile da sopire.
E' anche vero, però, che qualche giorno dopo mi ritrovai a riflettere sul mio nuovo status di militante noglobal e mi apparve subito chiaro come tutta la mia apparente motivazione si fosse già estinta. Sì perché è entusiasmante protestare pacificamente, incontrarsi, cantare ed abbracciarsi durante un evento. Ma poi? Dopo come si fa a convincersi di crederci davvero, da soli, senza concertini, dibattiti e opuscoli?
Lì capii la mia ingenuità, la mia voglia di seguire un'onda perché era simpatico farlo, di schierarsi, di impegnarsi. Ma dove? Se il giorno dopo le mie preoccupazioni tornarono ad essere le solite: come risparmiare per comprare un altro cd o un libro, organizzare una cenetta da Spera, se ridare indietro la mia vecchia Takamine per comprarmi una chitarra nuova... Non ero un noglobal, non ero nemmeno, in fondo, così simpatizzante. Mi ero comportato come la maggioranza dei manifestanti in una qualsiasi sfilata. Oggi mi sveglio e sono pacifista, domani sit-in contro la fame del mondo (mai sentito nessuno che fosse a favore, effettivamente), domani l'altro è la giornata mondiale per i diritti umani... poi basta, che lunedì si torna a lavoro.
"La religione è la nevrosi infantile dell'umanità"
Michel Onfray
Violenti scontri nelle piazze di Rostock in vista del prossimo G8. Fiumi di no(a tutto)global per caso, o all'occorrenza, che sfilano pacificamente senza un cazzo da dire di veramente costruttivo, affiancati ai soliti pilotatissimi Black Bloc [che hanno comunque più stile nel vestire dei no(a tutto) global]. Non sorge un immediato senso di deja vu?
Io, una proposta ce l'avrei. Organizzare i G8 in piccole isole sperdute. I potenti non avrebbero certo problemi a raggiungerle. I no(a tutto)global sì. C'è da dire che se i no(a tutto)global violenti riuscissero, di tigna, ad attraccare anche in isole lontane, allora potrebbero anche permetterselo di abbattere qualche albero (a testate). In caso di inevitabili, prevedibili e voluti incidenti di sicuro non verrebbe arrecato danno alla popolazione civile e a nessuna struttura pubblica (negozi, macchine, distributori di chewing gum ecc). I "rivoluzionari" potrebbero dare libero sfogo a tutte le loro tristi frustrazioni e le forze dell'ordine avrebbero, a quel punto carta bianca per rispondere alle provocazioni.
Sarebbe il cerchio di Giotto.
ps. Tra l'altro a Rostock devo andarci a suonare ad agosto in un, probabilmente, patetico festival dedicato a Frank Zappa. Se vengo a sapere che hanno devastato l'ostello dove dovrò alloggiare...
Ieri sera, ad Annozzero (del sempre più narcinvadente Santoro), è stato mandato in onda il famigerato documentario della BBC sugli abusi perpetrati da alcuni preti a danno di bambini e bambine inermi in tutto il mondo. Preti denunciati ma troppo spesso protetti dai vescovi e dal Vaticano in primis. Sui contenuti non ho intenzione di soffermarmi, chi vuole intendere, intenda.
L'aspetto che mi ha inquietato è stato il fatto che si è parlato, invero civilmente, di tutto tranne che dell'aspetto più importante e vergognoso. Non è stato affrontata minimamente la questione dei processi. Come mai i preti accusati di pedofilia debbono essere processati solo basandosi sul diritto canonico? Un reato di pedofilia prescinde da religione o ideologia di sorta, è un reato penale commesso ai danni di tutta la società. Va da sé che, di conseguenza, chi commette un reato deve subire un giusto processo nei tribunali civili e non vaticani. Ecco. Questo non è emerso, non ne ha accennato nemmeno Odifreddi. Ci ha provato nel finale Colm O'Gorman, l'autore-vittima del servizio, ma senza esito.
Peccato. Perché la puntata è stata veramente interessante e ben fatta, nonostante il conduttore...