domenica, 26 agosto 2007, ore 13:14

Lo spettacolo "Nel fango del dio pallone" di venerdì scorso è stato bellissimo. La serata era molto difficile da affrontare per i contenuti che trattava. Il monologo di Alessandro Castellucci, tratto dal primo libro di Carlo Petrini è stato davvero brillante, incisivo e toccante. Ottima la rielaborazione del testo, l'interpretazione e le luci di Michele. Applausi a scena aperta!

Nella seconda parte della serata, la proiezione in anteprima nazionale dell'inchiesta di Petrini "Il pallone sgonfiato" sugli imbrogli nel calcio ad opera, principalmente, del suo compaesano Moggi. Perfetto format per chi ancora si ostina a non credere (fedelmente) al marcio che governa questo ex sport. Difatti i tifosi della domenica, i dirigenti e i giocatori delle squadre locali di calcio, non si son fatti vedere. Paura?

In chiusura la parte più intensa e difficile. L'intervista a Carlo Petrini. A causa della purtroppo giustificata assenza di Massimo Del Papa (che avrebbe dovuto curare l'intervista), è toccato al sottoscritto sottoporre le domande. Nonostante la mia inevitabile totale assenza di professionalità, la chiacchierata è andata benissimo, soprattutto per il fatto che Carlo va da sé. Gli basta un'imbeccata e via, con la sua voce incredibile. Commovente la parte finale, dove ha parlato della sua malattia e di Diego, il figlio perduto. Il finale con la lettura di due sue poesie ha dato adito all'ultimo fiume di lacrime di gran parte del pubblico.

Ieri mattina, prima di partire, abbiamo fatto incidere a Carlo 8 poesie che verranno prontamente musicate dai Liberal Carme per un audiobook. Durante l'incisione Francesco (flaiano2006) ha chiesto a Lele se per caso avesse inserito il reverbero. Sentirete che voce!

NOTA DOLENTE

Per tutta la durata dello spettacolo 2-3 ragazze che frequentano il Centro (da dove è scaturita l'iniziativa) non hanno fatto altro che disturbare, parlando ininterrottamente, alzandosi di continuo, sghignazzando. Hanno rovinato la serata a quasi metà del pubblico, attore incluso! Non so se fossero ubriache, il che sarebbe il massimo del paradosso, in una serata in cui si parlava di doping. Fatto sta che l'amarezza che ho provato quando l'ho saputo stenta a scemare. Non solo per la mancanza di rispetto totale. Non solo per la stupidità di rimanere quando si è liberi d'andare. Che cosa sono venute a fare? Perché sono venute? Per fare un favore a me e il mio insostituibile collega Cecco? Per obbligo di rappresentanza dell'Associazione Culturale? Il risultato è stata una notevole figura di merda, personale e collettiva per il Centro tutto. Ho ricevuto decine di lamentele stupite che non sapevo né potevo motivare. Avere le ragazze del Centro lì presenti ha avuto per me una funzione anche di supporto per reggere e presentare una serata del genere (e ringrazio infatti di cuore tutte le altre), per il resto invece... solo un forte senso di delusione e rabbia che spero di poter elaborare al più presto con le direte interessate.

namroN
mercoledì, 22 agosto 2007, ore 16:38

Quest'estate, ai campi estivi Eta Beta dove lavoro, il tema era il sogno. Abbiamo chiesto ai bambini quali fossero i loro sogni. Ecco cos'è venuto fuori.

Noi, Bambine e Bambini dell’Eta Beta di Abbadia San Salvatore, abbiamo fatto un sogno tutti insieme.

Abbiamo sognato un paese con più alberi, anche da frutto, erba e fiori perché abbiamo bisogno di colori.

Abbiamo sognato dei parchi con più giochi, fontanelle funzionanti, tappeti elastici, gonfiabili tutto l’anno, scivoli più lunghi e piste ciclabili.

Abbiamo sognato anche un campetto da calcio tutto per noi, ma senza terra e polvere, che poi le mamme ci sgridano anche nei sogni.

Abbiamo sognato un sogno dove i parchi di Londra atterravano ad Abbadia e c’era un circo in ogni piazza, una piscina all’aperto accanto ad una fattoria e l’Eta Beta tutto l’anno.

Abbiamo sognato di poter giocare sulla rampa degli scheitbord senza essere minacciati e di veder apparire bellissimi graffiti su tutti i muri grigi.

Abbiamo poi sognato di non calpestare più le cacche dei cani perché erano sparite grazie al rispetto dei grandi nei nostri confronti.

Abbiamo sognato che i grandi ci davano il buon esempio su come fare la raccolta differenziata e inquinare di meno.

Abbiamo sognato che i nostri genitori avevano tempo per giocare un po’ di più con noi.

E abbiamo infine sognato che ci dicevano tutti i giorni "Ti voglio bene!".

namroN
mercoledì, 08 agosto 2007, ore 17:54

"L'amore, amore mio, è una somma di piccoli atti che raccontano in silenzio una storia precaria..."

                                   Daniel Pennac

namroN

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