
Misteri della fede.
Ci sono certe prese di posizione che provocano, in alcuni (molti), le stesse reazioni che facevano scaturire gli eretici ai bei tempi. Ne sto sperimentando 3.
“Sport”.
Se di fronte a qualche appassionato si osa tentare di intavolare una discussione sul fatto che il calcio non è altro che un Subbuteo per umanoidi drogatissimi e dirigenti corrotti, si levano subito scudi imbarazzanti ed infantili. Si passa per il bulletto che si diverte a boicottare il giochino dei più piccoli, per un rompicoglioni. Solo da qualche rarissimo tifoso si può sentir dire, al massimo, “d’altra parte non è un caso, se si parla di fede calcistica”. Niente di più, niente di meno.
Religione.
Qui il discorso è stato affrontato più volte. Vale la pena ricordare che “eresia” significa semplicemente “scelta”. Certe scelte però, come quella di ritenere un alibi nevrotico la possibilità che esista qualcosa dopo la vita, vengono viste come il fumo negli occhi. Spaventano, ed è comprensibile. Molto di più del caso precedente. La sensazione è quella di essere considerati peggio dei satanisti. Quelli, almeno, in Qualcosa credono.
Elezioni.
Analogo il discorso sull’andare o meno a votare. Non starò qui a ribadire le ragioni che mi portano, purtroppo, a confermare la mia astensione. Già fatto abbondantemente anche questo. Credo esista un tipo di astensione totalmente menefreghista ed un altro tipo decisamente attivo. Ritengo il fare politica qualcosa di più del mettere una crocetta, credo sia qualcosa come un impegno quotidiano. Mi ha fatto sorridere una teoria secondo la quale chi non vota non dovrebbe usufruire della Sanità, dei trasporti ecc... Io sapevo che l’erogazione dei servizi derivava dalle tasse e non dal votare. Se così fosse, votare sarebbe obbligatorio. Semmai dovrebbero essere gli evasori fiscali ad essere esentati dai beni pubblici!
E se non avessimo alcuna garanzia in fatto di elezioni libere da brogli? Che fine farebbero tutti i discorsoni sulla democrazia partecipativa? (vedi fine post).
Nel frattempo Beppe Grillo si impossessa, senza vergogna, del 25 aprile per replicare le sue rivoluzionarie iniziative, facendo calare un velo spesso di distrazione da ciò che dovrebbe significare quel giorno per tutti noi. Il precedente 8 settembre poteva anche starci come ripresa storica dell’armistizio, ma la liberazione? Perché?
Nel frattempo il PD commette la “svista” di dimenticarsi di riportare, nel proprio statuto, i valori della Resistenza e dell’Antifascismo.
Nel frattempo il PDL candida un dichiarato nostalgico fascista, Ciarrapico.
Buona visione (nel senso di allucinazione).
Rimango sempre di stucco davanti alla libertà delle donne. Noi le vediamo come esseri subalterni, ci divertiamo alle loro futilità, le cambiamo quando ormai sono sciupate, e ognuna di loro è capace di coglierci alla sprovvista, stendendoci davanti vastissimi campi di libertà, come se sotto alla loro obbedienza, un’obbedienza che sembra cercare se stessa, costruissero le mura di un’indipendenza rude e illimitata. Dinanzi a queste mura noi, che credevamo di sapere tutto dell’essere inferiore che a poco a poco abbiamo addomesticato o abbiamo trovato addomesticato, ci ritroviamo disarmati, inesperti e spaventati: quel cagnolino che tanto volenterosamente si rotolava per terra, sulla schiena, mostrando il ventre, d’un balzo si mette in piedi, fremente d’ira, e all’improvviso i suoi occhi ci sono estranei, occhi profondi, sfuggenti e ironicamente indifferenti. Quanto i poeti romantici dicevano (o dicono ancora) che la donna è una sfinge, avevano ragione, che Dio li benedica. La donna è una sfinge, e dev’esserlo, perché l’uomo si è impadronito di ogni conoscenza, di ogni sapere, di ogni potere. Ma tale è la fatuità dell’uomo che alla donna è bastato erigere in silenzio i muri dell’ultimo rifiuto, perché lui, sdraiato all’ombra, quasi fosse sdraiato sotto una penombra di palpebre obbedienti, potesse dire, convinto: “Non c’è niente al di là di questa parete.”
Tremendo errore da cui non ci siamo ancora risvegliati.
José Saramago - Manuale di pittura e calligrafia
Io non posso vedere le lacrime delle ragazze, no, perché far piangere una ragazza è più irreparabile che sposarla. Perché le lacrime son tutta infanzia, perché le lacrime versate testimoniano una pena così profonda che tutti gli anni di incallimento sociale e di ragionevolezza scoppiano e riaffogano in quella fonte riaperta dell'infanzia della creatura primitiva incapace di male.