martedì, 29 aprile 2008, ore 16:35

In formazione ridimensionata

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namroN
sabato, 26 aprile 2008, ore 09:34

I can't deny what I've become
I'm just emotionally undone
I can't deny I can with someone else
When I have tried to find the words
To describe this sense absurd
Try to resist my thoughts but I can't lie

All the muse in myself
My desire I can't hide
No reason and I thought

I can't divide they'll hide from me
I don't know who I'm meant to be
I guess it's just the person that I am
Often I've felt that I don't wade
Into the gift of my mistake
Again, again I'm wrong, and I confess

namroN
sabato, 12 aprile 2008, ore 18:00

Interpreti (in ordine di apparizione):

Cristiano Godano
namroN
Norman
Walt Whitman
Vladimir Majakovskij

 


 

 Un anno di
narcisi e solitudine
specchiandomi
nella mia finitudine
sporgendomi
su quella viva fissità
che ad ogni respiro moriva un po’
in concentriche

delucidazioni
e fuggevoli illuminazioni.

 Broken

Narciso per una maledizione è costretto ad innamorarsi della prima persona che vedrà. Quella persona è lui stesso, che vede riflessa nel lago. Ma la sua vera disperazione è che raggiungere quella persona è impossibile, poiché è innamorato di un'immagine, apparente.

- E se io non fossi innamorato della mia immagine? Se l’avessi creata come volevo, ma come corazza, per difendere quello che veramente ritengo bello in me?

- Tu non sei narcisista. Perchè non sei innamorato di te in apparenza, ma in sostanza.
Ti stimi, è diverso.
Ti proteggi, è necessario.
Non sei narcisista perché arrossisci ai complimenti, perché non ti piaci nelle foto o nelle riprese.
Non sei narcisista, ma è una maschera comoda.
Non affogheresti mai per un'apparenza.
Piuttosto staresti a fissarla una vita, per vedere l'acqua dietro la figura. Sei così.

E in essa tu,
ninfea di bianco fascino,
che aprendoti
sul lago della vanità


ti apristi a me, perduto in
una sola immagine
vibrante di ogni sospiro.
E bella e fragile.

- Non scorgo, tuttavia, ciò che può esserci di bello in me…

- Quello che puoi nascondere.
Quello che solo alcuni, guarda caso sono quelli che ami, sanno intuire.
Hai bisogno di essere scoperto, hai bisogno di essere spogliato dolcemente, hai bisogno di incuriosire… mostri tanto fuori per far vedere che è tutto lì.
E' il tuo primo criterio di selezione: vuoi vedere chi intuisce che non è tutto lì.
Quello che ti piace di te sono i movimenti e lo sguardo. Sono come ti danzi e ti suoni.
Quello che ti piace è il tuo viverti in silenzio.
I tuoi segreti? Le cose che più ami. Per questo non li condividi quasi mai e quasi con nessuno. Sono la tua forza.
Fai un rumore terribile quando passi nelle vite degli altri. Ma, a ben vedere, sei una scia di silenzio che va e lascia piccole tracce di sé, piccolissimi frammenti. Giochi, se vuoi. Tranelli e indizi, frasi e trepidazioni…

Inquieto sono, so,
e inquieti gli altri rendo;
armi sono, lo so, le mie parole
e colme di pericolo, mortali.
Pace affronto deciso, e sicurezza,
e stabiliti codici,
per destabilizzarli.
Tutti m’han rinnegato: se m’avessero
Tutti accettato, certo, non sarei
Risoluto di meno.
Cautela ed esperienza non m’ispirano,
né m’ispiraron mai;
né maggioranze, né cose risibili.
Il cosiddetto inferno, che minacciano,
poco o nulla è per me;
del cosiddetto paradiso il fascino
poco o nulla è per me.
Compagno amato, t’ho sospinto innanzi
assieme a me, te lo confesso; e ancora
ti spingo avanti,
senza un’idea di quale sia la meta
e se avremo vittoria, o se saremo
battuti e annichiliti.

E passato e presente appassiscono,
e colmati e svuotati da me stesso,
e mi appresto a colmarle la vicina
mia piega del futuro. Tu che intendi
lassù: che cosa hai mai da confidarmi?
Fissami in volto, mentre fiuto il giungere
obliquo della sera (e onesto parla:
nessuno v’è che ascolti e un solo istante
io resto qui). Mi contraddico, forse?
Bene! Mi contraddico (vasto sono,
ho dentro moltitudini). Su quelli
che mi sono vicini mi concentro.
Aspetto sulla soglia. Chi ha compiuto
il lavoro consueto? Chi la cena
avrà prima finito? Assieme a me
chi vorrà camminare? Parlerai,
prima che vada via? Non tenterai,
quando oramai per te sarà già tardi?

- Ma uno come me dove potrà ficcarsi?
Dove mi si è apprestata una tana? S'io fossi piccolo come il grande oceano, mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea, accarezzando la luna.

- Sei un rimando di specchi e labbra, e occhi ed erba e giocattoli, mani e pelle. Vedere dentro a vetri spezzati non è facile, mai. Ma tu vuoi essere scoperto, vuoi che qualcuno sfiori quei segreti e li accolga. Il tuo bisogno di condividere è come quello di un bimbo di crescere, la mano che si allunga e lo fa senza le parole.
Sei gesto.
Sei una linea semplice e dritta.
Che intorno si è creata un nido caotico, forse per paura di tutta quella semplicità. Però, te lo devo dire, è la parte che ami di più di te. È la parte che, come specchio, amo più di te.

Ed ora, qui,
nessun profumo sa di te.
Non ci sei più.
Nell’acqua ciò che è intorno a me
si specchia con me
riflesso in un’immagine
che si anima di quello che anima me.

Resterò qui
Un anno, un altro… e quanti più…
specchiandomi
ovunque dove eri tu.
E intorno a me
narcisi e quietudine
e tutto ciò che sia anima di quello che anima me.

 

 

 

 

Bolla

 

namroN
martedì, 01 aprile 2008, ore 06:51

Non dare mai spiegazioni: i tuoi amici non ne hanno bisogno e i tuoi nemici non ci crederanno comunque.
Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole.

                                     Elbert Hubbard
namroN

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