venerdì, 09 febbraio 2007, ore 16:13

Ho voluto attendere qualche giorno, aspettavo le solite conferme prevedibili, le denunce a breve gittata, lo scandalizzarsi a gettone. La morte di Filippo Raciti, poliziotto, non riesco a farmela scivolare addosso, non riesco a difendermi con il mio solito sarcasmo. No. Se a morire allo stadio è un rappresentante dello Stato m'incazzo e basta. E ditemi voi se devo pensarla come Vittorio Feltri quando dice che un ultrà(corpo), andando alla paritta, sa cos'ha intenzione di fare e, volendo, può tirarsi indietro. Un agente no, per pochi euro in più di straordinario deve andarci, sopportare provocazioni e insulti, minacce. E se parte una rissa deve buttarcisi in mezzo, per contratto.

Quello che è accaduto poteva accadere in una qualsiasi domenica e in qualsiasi città negli ultimi anni. Quello che accade settimanalmente è sotto gli occhi di tutti, soprattutto è a conoscenza del mondo politico, dello Stato, che sempre è stato, quindi non è. Uno Stato che volontariamente ignora segnali drammatici, per la solita convenienza economica, per salvaguardare i propri intrallazzi con le società. Uno Stato che legifera il provvedimento di Pisanu e poi chiude tutti gli orifizi fregandosene della mancata applicazione del provvedimento. E se ne frega anche lo stesso Pisanu. Questa volontaria cecità, questo avallare e soggiacere al volere di sponsor e brigate di teppisti sfigati multicolori, questo sapere, tacere, non fare, incassare. Questa oliata complicità fa dello Stato stesso il primo responsabile dell'accaduto.

Prendano pure provvedimenti postumi, girino le viti quanto vogliono. Non so perché, anzi lo so, ma la sensazione è sempre la stessa. Tanto rumore per il nulla che ne verrà 

namroN
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categoria : 010 omicidio di stato

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