venerdì, 09 febbraio 2007, ore 16:28

Questo è il documento che le ragazze e i ragazzi del Centro Giovani, dove lavoro, hanno voluto redarre a proposito dei fatti di Catania. Scritto, stampato, distribuito in proprio e pubblicato in un paio di testate locali. Merita di essere letto.

Norman

Non siamo scrittori e non siamo nemmeno lettori. E' vero non siamo nessuno.

O, quanto meno, non siamo nessuno che conta in questo mondo.

Non siamo politici e non vogliamo parlare di politica, non siamo personaggi della televisione (per fortuna) e non siamo nemmeno dottori o ragionieri.

Ma allora chi siamo?

Siamo quei ragazzi che vedete andare a scuola con gli zaini più grandi di loro, quei ragazzi che vedete uscire presto di casa per rientrare il più tardi possibile, quei ragazzi che provano ad affrontare i primi giorni di lavoro perché li fa sentire grandi, quei ragazzi che ogni tanto si rendono conto che questa società sta andando in una direzione che non vogliamo sia la nostra.

Questo siamo: il vostro ed il nostro futuro… per questo vogliamo che leggiate questo sfogo, per questo vogliamo che nessuno dimentichi ciò che è successo.

Venerdì 2 febbraio l’idiozia, la ferocia e la vergogna italiana sono scese per l’ennesima volta in un campo da calcio (ed anche fuori purtroppo). L’ispettore FILIPPO RACITI Ë stato ucciso dai cosiddetti ULTRAS, coloro che dovrebbero rappresentare il tifo più bello.

E noi, i piccoli rappresentanti di questa società, le nuove generazioni che è ancora presto per ascoltare e tardi per educare, noi ci siamo chiesti PERCHE’?:

Perché dobbiamo vergognarci di essere connazionali di questi poveracci?

Perché per colpa di questi bastardi, milioni di persone in Italia devono avere il terrore di entrare in uno stadio, dal momento che, con molta probabilità, la manifestazione si trasformerà in GUERRIGLIA?

Perché a pagarne le conseguenze deve essere anche la parte pulita di uno sport bello e popolare come il calcio?

Perché ogni domenica i media ci devono regalare immagini di guerra in tempo di "PACE"?

Perché dobbiamo aver paura di essere etichettati per i vestiti che portiamo, come se fossimo noi i rappresentanti di movimenti razzisti, stupidi e carichi di odio?

Perché a noi non interessa la politica mischiata con gli affaristi delle società di calcio che sfruttano uno sport di massa, e ci dissociamo da chi rivendica ideologie ignobili e folli, che nemmeno conosce, fondate su culture criminali.

Perché ogni volta che ci sarà una partita, vogliamo che tutti si ricordino di quella famiglia che sta ancora aspettando il ritorno a casa del padre.

NOI non vogliamo NIENTE. speriamo solo, con questa lettera di far sì che tutto questo non venga dimenticato in pochi giorni, di far sÏ che tutti pretendano un cambiamento; di credere in noi stessi e di esigere che qualcosa succeda, perché noi siamo il nostro ed il vostro futuro e non penso che nessuno sogni un domani come il 2 febbraio 2007, aprire i giornali e leggere: "i nostri ragazzi spappolano un fegato e uccidono un uomo, perché è stato sospeso un "GIOCO" chiamato calcio".

I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL CENTRO GIOVANI

Abbadia San Salvatore (Si)

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