Può la bellezza portare al pianto?
Un pianto a dirotto, necessario, incontenibile?
Un pianto disperato senz’apparente giusta causa?
Cadono le certezze, peraltro mai avute.
Crollano definizioni, codici, pulsioni e pensieri.
Un tutt’uno inedito…
Un tremore continuo, stupito…
Non un platonico rifugio.
Non il passato che verrà.
È un presente insostenibile:
ciò che non si potrà avere, averlo così vicino,
così vero
di struggente gioia
come la musica che prima dell’uomo già era.
Non il risultato della ricerca inappagata.
Non più paura della morte dopo il primo bacio.
E l’insidiosa consapevolezza di rimanere a testa bassa
di fronte a tale potenza
Luce inaspettata
Splendore degli anelli di giada
Come due lacrime di rugiada
Su pelle di caffè
Dall’aroma di serica Primavera
Sarà il suo essere Vita…
Sarà il suo volto che appare, di colpo, su questo cielo così bianco…
finché piove!
Allora ogni goccia duplica la sua immagine:
il suo corpo leggero di gazzella
si libra nell’aria
si muove al ritmo della musica che è
volteggia
roteando danza.
Le mani sottili
lanciate dai polsi magri
disegnano farfalle
onde e carezze.
Il viso infinito
piegato all’insù
sorride al cielo che ringrazia e ricambia
improvvisamente sereno.
Ma da quanto dolore arriva tanta forza?
E da quanti fiori è invidiata quella bocca
sempre sul punto di sbocciare sinuosa?
Amicamantesorellamadremoglie
chissà se davvero esisti?
Le forme non riescono a trattenere i colori
La bellezza persiste nell’impossibilità dei corpi.